A Muhammad Ali

A Muhammad Ali

Fu il coraggio, e non la viltà, il coraggio
a non farti andare alla sporca guerra.
Ricordi i giorni di quand’eri Cassius,
un legionario nero fra le corde
del ring, in cerca della libertà?
Volavi come farfalla e pungevi
come ape al ritmo di un blues mai sentito,
le tue parole rabbia e miele, sogno
e paura, come quel pugno di Joe,
Ali, che ti fulminò la mascella.
Ma venne ancora la notte africana,
gli spiriti di deserto e foresta
ad assisterti nel ritorno al mondo,
dopo Roma e Liston e Cooper… Foreman,
l’uomo dal pugno assassino ai tuoi piedi
e la folla riconoscente al tremito
dell’orgoglio che avevi ridonato.
Poi fu il tremore della malattia
e il buio della parola, Ali, antico
re, amico, ballerino come
Sugar,
nobile come Jack Johnson e Joe Louis…
Eppure nel silenzio tu parli ancora
ai cuori abbandonati, derelitti,
la danza in bianco e nero del tuo corpo
nelle teche del ricordo e nell’anima
i simboli di pace e dignità.
I tuoi, Ali, eran pugni dolci, lievi…
antico re, nobile amico nostro.

Alberto Figliolia

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