Il Canto di Nessuno

Il Canto di Nessuno

Monocola è la potestà farisea e cupa

quella che però è così intelligente da far passare

razionalmente gli individui abietti sui cadaveri

per la meta del potere a ogni paga e senza freni

così il cerchio si chiude alla strozza dell’universo

(chissà se anche lo spazio cosmico è fatto di episodi storici

anche se meglio sarebbe che la storia umana

potesse avere i parametri del cosmo)

Un ciclope bevve l’audace vino di Carthago

perché fu questo che gli fu dato dal Signor Nessuno

il Signor Nessuno che dimora in ciascuno di noi

e che un giorno nella Città d’Oro mutò in Gregor Samsa

un uomo, muto uomo, che si trasformò in insetto

le elitre come corazze dell’anima (la membranosa anima)

ma senza saper volare le corazze prima o poi cadono

e sei nudo senza difese innanzi al buio che è ancora nell’alba

di fronte al dramma non della fine ma della reincarnazione

Io lo vidi un giorno quel ciclope discorrere all’agape

era tutto rattrappito nel monocolo del potere

dopo mille e mille guerre vinte

perseverando nella sua stolta ingegnosa ebbrezza

lui non moriva no lui non moriva mai

chi è fariseo e cupo intelligente e abietto non muore mai mai

semmai fa morire l’umanità che lo circonda

per meglio contemplare le trionfanti macerie

e nei vuoti muoversi le ombre della vita

Alberto Figliolia (da “La semina dei ricordi”, Albalibri, 2010)

 

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