Basterebbe chiedere perdono

Ospito volentieri…

 

Basterebbe chiedere perdono

se l’altare della modernità

non fosse consacrato

a Dei tanto costosi,

a trame tanto complesse

e al disprezzo

del dono della vita stessa.

 

Basterebbe chiedere perdono

per sciogliere i nodi della frusta

che sferza con violenza

sui più deboli,

che insanguina il filo del destino,

che strangola le sorti degli ultimi.

 

Basterebbe chiedere perdono

per l’indotta cupidigia dei pupari,

l’avara ingordigia dei più forti,

la smisurata sete di potere

che avvelena lo spirito,

ruba gli affetti e ci muta

in fredde pietre scarlatte

senz’anima.

 

Basterebbe chiedere perdono

ai pellerossa dei pascoli di Manitù,

agli indios tropicali

stritolati da invincibili armate,

ai neri sradicati con forza

dalla loro terra incantata,

ai compagni traditi

dai baffi bolscevichi,

agli armeni trucidati

dagli incalliti fumatori,

alle donne bruciate su roghi antichi

e moderni,

alle vittime di tutte le guerre,

cadute per capricciosa superbia.

Ai figli di Mosè e ai loro fratelli,

che sono flagellati per biblica vocazione,

vittime di carnefici

in cui scorre lo stesso sangue.

 

Basterebbe chiedere perdono

alle vittime dello Stato

che tanto tarda a fare pubblica ammenda

dei propri misfatti e mantiene fumosa

la cortina dei propri segreti…

a dopo,

a più tardi la verità,

a quando i figli dei figli

già non saranno più

e i fili spezzati della memoria

vagheranno invano

alla ricerca della pace dell’anima.

 

Acini d’Uva e Cucchi di grano

marciscono nell’antro oscuro

delle verità celate

e sorda s’insinua strisciante

l’autenticità del vincitore,

il subdolo trapianto della memoria

con ciò che non è stato

ma è passato in giudicato.

 

Basterebbe chiedere perdono

forse si potrebbe pure concedere

il condono morale

se l’orgoglio dell’arrogante

non gli impedisse di ricordare

che tanto, alla fine,

egli è solo un uomo.

 

Albert Borsalino

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