Tu mi guardi

Tu mi guardi

fra luci e ombre

fra le pieghe e le piaghe del silenzio

fra uno specchio e un sorriso di scherno

come dietro a uno schermo

Tu ti guardi

innanzi a un camino secolare spento

e spento il fuoco del cammino

conscia di una via impossibile nell’impassibile

i capelli nerissimi di una maga

in un giorno stellato dopo una notte abbacinata

Io ti osservo

mentre pettini la chioma a una statua cerea

e addomesticata

la vestaglia aperta sui seni perfetti

e il sesso cristallizzato

Io mi osservo

mentre abbigliato da gatto feroce faccio le fusa

a un arcobaleno che nasce dal mare

la tavola apparecchiata sulle onde che appaiono

e dispaiono

pesci volanti nella torbida immensità azzurra

il vino rigurgitato da Dio su un faro perduto

nella tormenta

un angelo dalle ali frantumate in una barca alla deriva

Tu ci scruti

hai cambiato genere

mentre la fanciulla che era in fiore

siede con gli occhi spalancati su panorami

d’aspre e inconfessabili voglie

nella stanza sanguigna

sul tramonto che tace

Io ci ritraggo

quando in un’altra vita camminavamo

sul greto del fiume

sospirando con gli occhi alle primavere

che sarebbero state

il cielo luminoso di speranze poi tradite

Alberto Figliolia

twitter @phigliolia

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