l’appuntamento era all’ora giusta e nel posto giusto…

l’appuntamento era all’ora giusta e nel posto giusto…

ma con me un’imprevista presenza che non potevo allontanare

fu una questione di secondi, pochi maledetti secondi

perché lei uscì puntuale e mi vide lì, con l’imprevista presenza

feci finta di non riconoscere la sua chioma corvina

che si avvicinava con un linguaggio sessuale e amaro

anche lei finse di non riconoscermi

mi salvò e nello stesso preciso momento mi lasciò

svoltò nell’affollata via di pioppi e bus: era Parigi e un po’ anche Praga

ma lei, ovunque fosse, non era più

mi liberai infine dell’imprevista presenza

e mi gettai alla ricerca dei suoi neri capelli e occhi

le sue anche ondeggianti sui rumorosi teneri tacchi

i fianchi accoglienti, i piccoli seni, le spalle tornite, le labbra di fuoco

ma era scomparsa, ineluttabile

e io presi a correre

nel più precario e sordido equilibrio

fra le scivolose elettrificate rotaie dei treni metropolitani

nei labirinti dei gabinetti pubblici tutti istoriati di profetiche scritte

all’interno di tram con troppi fantasmi

nell’ombra sonora delle cattedrali

perfino sui cornicioni desolati m’incamminai

niente, lei non era più, come se mai fosse stata

solo il suo ricordo nella mia anima frantumata

peccato… l’appuntamento era all’ora giusta e nel posto giusto

 

Alberto Figliolia (da “L a semina dei ricordi”, 2013, Albalibri)

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