Ricordo mio padre…

Ricordo mio padre

Ti ricordo, padre,

una folta barba di scienza

e gli immancabili occhiali,

eretto di fronte alla nera grafite

a diradare la nebbia mentale

di gravità e pi greco

con smozzicati gessetti;

ben lo ricordo malgrado i sei anni.

Rammento cavalieri con spade di luce,

teletrasporti e viaggi spaziali,

un amore per l’universo che resiste,

con forza, anche dove le stelle

non han più ragione d’essere.

Ricordo cavalli, torri e alfieri,

mosse affrettate sullo scacchiere della vita,

scandite da pause infinite;

ricordo un pomeriggio d’autunno,

la pioggia battente e un bambino

dividere malvolentieri una fetta di pizza

con un barbone per strada.

Tu mi guidasti per quel retto cammino,

mai più lo scordai

e ogni giorno me ne colmo.

La noia in chiesa,

i brutti voti a scuola,

parole d’incoraggiamento a lenire

la frustrazione di un ragazzo

dopo un esame fallito

o una gara perduta.

E ora solo, nel letto,

lacrime amare d’impotenza

bagnano i lidi remoti

dei nostri conflitti.

Sul campo restano stendardi

e vessilli imporporati,

tinti dal sangue dello scontro generazionale,

mentre, come cadaveri al sole,

imputridiscono e perdono significato

le ragioni di tanti conflitti.

Tutto ricordo, solo, nel letto…

Rivivo l’egoismo verso di te

e me ne vergogno:

tante male parole germogliate

all’ombra di un’agiatezza mal ricambiata.

Ti ho fatto perdere il gusto d’esser padre,

deluso in ciò a cui più tenevi,

mentre seguitavi impavido

a cucire pezze sugli errori

di una crescita scapestrata e storta.

Diverso il tuo amore da quello di mamma,

un sentimento più saggio e disilluso:

tu già sapevi che la vita fagocita i sogni,

divelle castelli e crolla su sé stessa violenta.

Ti ricordo, padre…

Ancora mi fa eco il tuo monito diletto:

“Quando sarai grande capirai…”.

Oggi capisco, padre,

oggi che è troppo tardi,

oggi che gli aruspici hanno letto

la litania dei corvi dentro di te

e lugubri rune insidiano il futuro,

solo oggi capisco il mio più grande rimpianto:

non potrò per te mutare da figlio in padre

e ricambiare l’immenso onore

di occuparmi di te,

come tu un tempo ormai lontano

facesti con me.

E mentre sempre più t’assomiglio

m’accorgo che molto tempo ho impiegato

e troppi errori commesso

alla ricerca di una verità che sia mia.

Ma tra tante colpe e morti sfiorate

una fortuna solitaria mi assiste,

poterti dire quanto ti amo

e non avere aspettato

ad aprirti il mio cuore

davanti a una foto su una lapide immota.

Albert Borsalino

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