Margherita Lazzati al MIA

Arianna - 8 marzo 20165Mario - 23 febbraio 20168.jpgGiampiero - 3 marzo 20166.jpgErnesto - 8 marzo 20167.jpgAlvaro - 3 marzo 20164.jpgritratti sacra famiglia3IMG_0717_1bn6GOD DA BLAIS 10.1.2016 ore 11,13 40x40_1bn3L1030291q_1bn1L1030308_2bn7L1030537_1bn2L1030540_1bn4Da anni Margherita Lazzati esercita con impagabile generosità, intelligenza etica ed estetica e sensibilità le sue benefiche arti: fotografia e volontariato. Quest’ultimo viene da lei svolto all’interno del Laboratorio di lettura e scrittura creativa della Casa di reclusione di Milano-Opera, fondato e inventato ventiquattro anni or sono da Silvana Ceruti, poetessa e insegnante. Dentro il Laboratorio e in suo favore Margherita Lazzati, inesauribile motore di energia organizzatrice e creativa, esplica una molteplicità di attività, compresa quella di fotografa. Nella veste di “cacciatrice d’immagini” la troviamo peraltro nei prossimi giorni impegnata e coinvolta nell’ambito della sesta edizione del MIA-Photo Fair: 130 esposizioni, 80 gallerie internazionali da 12 Paesi, 15 editori specializzati, e conferenze, mostre, presentazioni editoriali.

Il MIA è l’imperdibile fiera internazionale d’arte dedicata alla fotografia e all’immagine in movimento che si terrà a Milano, The Mall Porta Nuova, piazza Lina Bo Bardi, viale della Liberazione angolo via Galileo Galilei, dal 29 aprile al 2 maggio, con i seguenti orari d’apertura: ven e sab 11-21, dom 10-20, lun 11-21. Anche se vi saranno una Preview e un Opening, su invito, giovedì 28, rispettivamente dalle 13 alle 18 e dalle 18 alle 22.

In tale importantissima manifestazione la Lazzati sarà presente con due distinti reportages: uno dedicato alla meravigliosa Engadina, con foto a colori o in bianco e nero, e tutte ben evocative di quella magica, sia dal punto di vista paesaggistico che culturale, terra, luogo d’elezione di natura e pensiero (montagne sublimi, villaggi e borghi d’incanto, cieli e acque che ti entrano nelle vene dell’anima, e presenze di giganti della pittura, della filosofia e di altre fondamentali branche dell’umano sapere, quali il pittore Segantini o il filosofo-poeta Nietzsche); l’altro che si concentra sul ritratto, nello specifico ospiti della storico istituto di Cesano Boscone, denominato Sacra Famiglia, una Fondazione che da più di un secolo si occupa di persone altrimenti “invisibili”, in disagio (qualcuno userebbe l’aggettivo “diverse”… ma chi è diverso? Ciascuno di noi è a suo modo diverso, ciascuno di noi prima o poi vien toccato dall’aliena quotidianità del dolore, dell’abbandono).

Lavorando su due registri in apparenza tanto dissimili la squisita ars fotografica della Lazzati mostra la sua accurata forma e il suo studioso navigare, mai disgiunti da una carica empatica verso il mondo della Natura, verso l’universo dei propri simili. Anzi, i due elementi si intrecciano profondamente, catturando la nostra vista, l’intelletto, l’anima, invitandoci a entrare con dolcezza nei segreti dell’esistere, in tutte le sue manifestazioni, che sia lo stormire di un albero al vento dalle immacolate e impervie cime, l’incresparsi delle acque di un lago incastonato come un diamante nella conca di rocce e boschi, o il sorriso, uno sguardo, una ruga, un sentimento.

Nel catalogo a cura della Galleria l’Affiche si compie una viaggio attraverso una scelta di foto esemplari, che poi saranno, per l’appunto, in mostra al MIA: dal Pitz Corvatsch al Pitz Morteratsch, dal Silsersee al Sils Baselgia, dal Piz da la Margna al Plaun da Lej, e riflessi, nuvole, nevi… “Margherita Lazzati frequenta l’Engadina da quando è nata. L’ha fotografata in lungo e in largo, come tanti, ma riprendendo le stesse montagne dalle stesse posizioni, in stagioni diverse in anni diversi, alle diverse ore del giorno (un po’ come Monet con la cattedrale di Rouen, si parva licet…). A differenza del ritratto di Beckett (un mural londinese che la Lazzati ha fotografato per anni nei momenti e nelle stagioni più disparate documentandone la biografia, sino alla fatale scomparsa, come una vita umana, nda), quei luoghi sono rimasti imperturbabili: un giorno l’acqua del lago è diventata ghiaccio, oggi il cielo blu si è riempito di nuvole. Tutto è cambiato per rimanere uguale. Quasi proponesse un’immagine riflessa, Margherita Lazzati ci mostra, in una sorta di dittico, lo stesso luogo, ore dopo, anni dopo, con uno scatto ribaltato sull’altro. Una rappresentazione che si confonde con le immagini delle stesse montagne che si specchiano nell’acqua dei laghi” (Cecilia Bianchini).

E veniamo alla seconda sezione di immagini intitolata Sguardi (con valenza esteriore/interiore) utilizzando le belle parole di Salvatore Natoli e Adriano Mei Gentilucci… “Sembra forzato dire che è con lo stesso spirito che l’autrice varca la soglia di una città sconosciuta ai più, così come aveva varcato la soglia del carcere di Opera, così come era andata oltre quel muro invisibile che separava a Milano una popolazione nascosta nelle stazioni, nei sottopassaggi, ai margini delle strade e degli sguardi. Così nasce un’infinita serie di ritratti scattati alla Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone che proponiamo qui in anteprima, minima parte di un progetto che, in modo più completo, sarà presentato la prossima estate a Milano in uno spazio pubblico (13 giugno, nda). Quante storie di vita dietro quei volti. Mi sono permesso di formulare perfino congetture estreme per indicare quanto poco o niente sappiamo di loro, visibilissimi e non visti: questo vuol dire invisibili. Tuttavia, quante richieste inevase in quegli sguardi. Da loro, distogliamo il nostro e, magari, non per cattiveria, ma forse perché ci sentiamo inadeguati a risolvere il problema (…). Non è certo un percorso fotografico che può risolvere questi problemi, ma li mette sotto gli occhi – e la Lazzati lo fa in modo semplice e pulito –; ed ha questo di singolare: tramite il medium della bellezza ci obbliga a guardare quel che abitualmente ci sfugge” (SN, dall’introduzione a Milano.Visibili.inVisibili.reportage, La Vita Felice, Milano 2015)… “Margherita Lazzati, come sempre, ha scritto, ha dipinto, ha raccontato, ha creato ritmi con la sua piccola Leica: al centro della sua attenzione, più che una ricerca estetica o un’urgenza tecnica, è sempre il senso di una realtà, quotidiana e assoluta, alla quale si avvicina con timidezza, emozione, determinazione, ma anche con una lucidità quasi chirurgica (AMG).

Un lavoro, quest’ultimo, non pietistico, bensì toccante, ricco e articolato, empatico. Proprio com’è l’ars fotografica di Margherita Lazzati. Proprio come Margherita è.

Alberto Figliolia

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