Sonetto imperfetto e scorpione

Sonetto imperfetto e scorpione

Il cielo nuvoloso mi sovrasta;

seduto ai quattro angoli dell’essenza

osservo la bufera nella stanza,

io mi sento solo, come senza.

Qui il chiuso è fuori, il fuori dentro:

cerco un senso ma non c’è; la notte va

dove deve: mi struggo, poi mi pento.

Nulla so della morente città

che si stende agli sconfinati nembi

mutando sempre tempi: mala e vaga.

Strade astratte che mi sfiorano i lembi

della mente, rare lusinghe: maga

degli amori avariati sue serpi

velenose pose nell’arsa casa

del mio sognante dolente cuore.

Alberto Figliolia (da “Poesie scelte”, 2010, Albalibri)

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