Ode a Felice Gimondi

Ode a Felice Gimondi

Quante volte, Felice, hai visto

quella maglia rosa fuggirti davanti,

breve discrasia fra la roccia

e il cielo alpino, assurdo ritaglio

di un tempo privato di spazio,

fra i tornanti, la salsedine, monumenti

sfiorati o al traguardo fugace

di paesi toccati una volta e mai più,

fra sole cruento e polvere nei polmoni?

La strada correva e tu arrancavi,

ma non cedevi; tu non cedevi mai,

Felice, ti aggrappavi coi denti

alla fatica che ti mordeva la testa,

in una battaglia impari e da combattere

sempre, sempre… Eppure tu eri sfrecciato

sugli Champs Élysées, primo al Tour

dell’esordio, sul perfido porfido

della Roubaix, fra fango e nebbia

nel cuore e sudore ghiacciato

e imprecazioni a fil di labbra

e fame e sete e muti giri di rabbia,

e alla Vuelta a España nell’abbacinante rincorsa

sul tuo sellino come su Ronzinante

Don Chisciotte nelle sierre:

la vittoria, in fondo, è un tragico

mulino a vento prima dei conti

che l’esistere salda.

Quante lacrime hai ricacciato dentro,

Felice, come quella volta che Eddy

piangendo su un letto di contenzione

fra microfoni spinati e viste ciniche,

ti lasciò il dono amaro della vittoria?

Ma tu non hai mollato, Felice, mai,

mai… le mani ad artigliare il manubrio

per un colpo di reni, fosse pure l’ultimo,

e fu così che divenisti campione del mondo

e con l’arcobaleno, ancora, la Milano-Sanremo.

E non fa più paura il Cannibale,

anche quando nell’implacabile ricordo

scocca la freccia dell’imprendibile fuga,

fra luce accecante e grani di pulviscolo

che taglia gambe e coscienza,

ma tu sei lì, sempre, non molli mai,

e pedali, pedali, pedali, più forte della noia,

più forte dello sfinimento, più forte

della paura e del dolore, della fame

che divora le viscere, più forte della sete

che spacca le labbra e la lingua

come un pezzo di cuoio alle intemperie.

Tu ti libri, Felice, nel silenzio delle salite,

nella pianura sconfinata, infinito

campo d’ombre e scorticati alberi.

Tu pedali… lieve, concentrato, potente…

Nuvola Rossa, Don Chisciotte,

semplicemente Felice…

Alberto Figliolia

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