Il battesimo del centauro

Il battesimo del Centauro

Fremono le narici crudeli
nell’aria sporca dell’alba,
come tenebre i capelli e i peli,
e scalpitano gli zoccoli
sull’erba rorida di rugiada;
intorno si desta e distende l’Arcadia,
profumo di fiori selvaggi
e aromi di morte
nell’idea di vita eterna.
Scintillano il marmo e il legno
nei rimbombi dai templi remoti;
sibili e sentenze risuonano;
sogni, visioni e fumi si levano
da antri di maghi e Sibille
mentre il profeta impone le mani
versando l’acqua della fonte
– dove il fauno prese le ninfe
in amplessi violenti e voluttuosi –
sul petto, il volto e la fronte
della metà umana, sul dorso e le zampe
della metà equina: il Centauro
trema di piacere piange ride prega nitrisce
nell’abbandonare i vecchi dei per il solo nume
e l’antico mondo per l’ignoto.
Oltre, la prateria s’alterna ai monti boscosi
e altre creature pascolano, razziano e meditano
sul silenzio terso del giorno che cadrà dal cielo

e il Centauro dopo il battesimo e la novella fede
sogna ancora d’incoccare la freccia
per abbattere il nemico
e corse sfrenate, ebbre danze, amori brutali
in penombre morbide e sussurranti.

Alberto Figliolia (da “Poesie scelte”, 2010, Albalibri)

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