sei dita, avevo sei dita

sei dita, avevo sei dita

e nessuno se ne accorgeva

il sesto dito mi era cresciuto nella notte

neppure io me n’ero accorto

un sesto dito, fra il pollice e l’indice

un sesto dito, fra l’odio e l’amore

fra passione e rancore

si muoveva da solo con invidiabile agilità

e nessuno se ne accorgeva

né padri né madri o amanti o figli

un intruso che giocava con le altre dita

come se fosse sempre esistito

non era pollice non era indice

era soltanto e principalmente il sesto dito

inutile e necessario perché

sei dita, avevo sei dita

e nessuno se ne accorgeva

il sesto dito era cresciuto nella notte

neppure io me n’ero accorto

consolidato all’alba

tracotante al tramonto

un sesto dito per un’altra notte a venire

e infiniti altri giorni

già, ma era la mano destra o la sinistra?

il sesto dito era perfettamente intercambiabile

mutava, se non aspetto, posizione

efferato e dileggiatore

definitivo accessorio della mia disperazione

sei dita, avevo sei dita

e nessuno se ne accorgeva

il sesto dito mi era cresciuto nella notte

neppure io me n’ero accorto

Alberto Figliolia (da Poesie scelte, 2010, Albalibri)

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