Tangenziale

Tangenziale

Che specie di vita incolonnati in autovetture

su tangenziali tutte uguali…

campi maleodoranti per ogni dove,

cascine diroccate, trame di risaie oscure,

tralicci maldipinti su cui gravano uccelli intontiti;

sullo sfondo caseggiati popolari dove indovini

inquiete e notturne presenze, stinti pensieri,

somme di sesso, cifre di desideri rotti.

Nemmeno musica in questo passo d’uomo

meccanico, solo un fumo

di cattivi mattini, artificiali, stantii,

ripetuti, concentrici; remoti echi di solitudine

imposta, ricercata.

Il pensiero va, vola come un bambino

troppo ardito, un segmento

di sogno che non trattieni,

scheggia folle nel cervello,

filastrocca muta ridetta a menadito.

Ora procedi spedito

verso quella buia galleria

dove il fuoco t’abbaglierà

di paesi immaginari, fantastici.

E l’uscita? L’uscita, non la scorgi.

Poi l’ufficio… e il ritorno

per la medesima via, intorno a te

carri funebri d’arcobaleno,

movimenti fasulli di gru marce,

torri che ardono per aerei e indecifrabili lampi,

identità confuse,

guidatori senza volto

e vuoti venti che chiamano…

chiamano… chiamano…

Alberto Figliolia

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