Il Ponte della Porta d’Oro…

Il Ponte della Porta d’Oro copriva la curva del mare

Il suo profilo brunito dal tempo oltre la baia, nella nebbia, ci osservava

E squarci di bellezza senza fine,  straziante, portati dal vento…

La rossa vista dei bulloni e dei cavi d’acciaio colmava il cuore

La mia amica guidava lungo la strada sconnessa fra macchie di luce e ombre fangose

Fra l’autovettura e l’oceano sotto, a ridosso, nessuna protezione

Era la zona di mezzo fra giorno e notte o, forse, fra notte e giorno

Finché ci ritrovammo, lasciato il ruvido e spaccato macadam, su una pista di ghiaccio

L’algida via concludeva la sua corsa nell’amara acqua della baia

La imboccammo slittammo derapammo

E la banchiglia si ruppe avvolgendoci in un agghiacciante abbraccio

“Nessuna paura” rise l’amica e azionò le turboeliche

La nostra amante era svenuta e si perse lo spettacolo

Arrancavamo nel liquido sale che impietoso ci imbiancava da ogni lato

Lei aprì il cruscotto e ne estrasse pomodori: minuscoli soli rossi

Con allegria cominciò a mangiarne

Prima che lentamente -tutt’e tre (l’altra ancora compresa nel sonno)- affondassimo in una versatile agonia di bolle

Il Ponte della Porta d’Oro copriva la curva del mare

I suoi bulloni e cavi d’acciaio, bruniti dal tempo, ci guardavano indifferenti

 

Alberto Figliolia

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