Nella lavanderia automatica

Che cosa c’è di più rilassante
di una lavanderia automatica?
Sedersi e aspettare
al cullante ronzio
delle macchine che lavano
e asciugano,
un rumore di fondo
primordiale:
grembo materno,
soffio del Big Bang…
Ah immergersi nel delicato
andare e venire
di volti sconosciuti
– “Buongiorno!” “Buongiorno!” –
e chiedere un consiglio
su tempi e modi
delle operazioni,
svincolati
dal bisogno,
dal lavoro,
da ogni sorta di stupida preoccupazione…
Forse anche addormentarsi un po’,
a occhi aperti,
tentando di proseguire il sogno
rovinosamente spazzato via
all’alba dalla sveglia,
e ridestarsi pian piano,
con soave levità,
scrutando il passaggio
delle nubi
di là dei vetri
o il baluginio delle luci
artificiali
e il mondo senza rumori
di fuori,
protetti
dal dondolio delle centrifughe,
fra scritte
in inglese, francese e russo,
fra massaie, single
e ogni umanità fuori dai giochi.
“L’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità”,
leggo su una parete
(un delicato fuxia marmorizzato)…
e m’immergo di nuovo,
grato, nel flusso,
nel fluire, nel moto rotatorio,
nell’idea astrale
di lavatrici ed essiccatoi.
Non voglio proprio pensare
a quando uscirò da qui.

Alberto Figliolia
twitter @phigliolia

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