Henri Cartier-Bresson e gli altri-I grandi fotografi e l’Italia

Stupirsi innanzi all’inusitato procedimento tecnico (“foro stenopeico”) di Abelardo Morell che trasporta in un interno l’immagine di un luogo monumentale riproiettandolo in una quasi magica sovrapposizione fra i più disparati elementi. Fotografia poetica, da lanterna magica. O meravigliarsi davanti alla stupefacente capacità di Steve McCurry, ritrattista sublime di volti e situazioni, di cogliere gli attimi: la signora anziana che pare scrutare (ma non è così) in un negozio di abbigliamento un manichino nudo maschile (o androgino?); i riflessi cangianti, una sorta di cubismo naturale, nell’acqua di un palazzo veneziano; il Ponte dei Sospiri, fra inquietudine e serenità senza tempo, fasciato da nuvole artificiali… Il respiro epico, arcaico, da Odissea, dei pescatori delle tonnare così come catturato dall’eccelso Salgado. Gli schemi del turismo di massa indagati da Martin Parr. Il Duomo lunare e La città invisibile di Irene Kung. La luce a raggiera – il disegno di un’epifania? – fra i cipressi di Joel Meyerowitz e Maggie Barrett. David Seymour che immortala Bernard Berenson in ammirazione statica della stuata di Paolina Borghese di Antonio Canova alla Galleria Borghese di Roma. Le perfette geometrie, fra esistenzialismo, lieve ironia ed estrema naturalezza, di Henri Cartier-Bresson.

Sono trentasei i fotografi (per duecento immagini) inclusi nella mostra al Palazzo della Ragione Fotografia di Milano Henri Cartier-Bresson e gli altri-I grandi fotografi e l’Italia (curatela di Giovanna Calvenzi), un meraviglioso viaggio nelle varie anime del Bel Paese e dei suoi abitanti, fra siti e natura, fra simboli del reale e del possibile. Un itinerario che si snoda con amore, curiosità e acume. Uno specchio fedele, anche drammatico quando occorre (vedi, by Michael Ackerman, il “reportage a quadri” dell’eroinomane che si buca ai piedi di un’antica e popolare scalinata), mai trascurando il bello ma, se presente, segnalando per l’appunto anche il degrado (quest’operazione di verità intellettuale, di denuncia, è pur essa un atto d’amore). L’Italia è il Paese, per eccellenza, delle stratificazioni culturali, dei sedimenti, delle suggestioni, della bellezza (e talora, impietosamente, del suo contrario: il sentimento bucolico e quello della distruzione sembrano, nella contemporaneità, convivere).

Eppure, in questa esposizione, seconda parte del progetto Italia Inside Out, prevale il magnifico grazie alle qualità intrinseche della nostra terra, ma con il viatico certo anche dell’arte fotografica sviluppata in tale elevatissimo grado. Sono sì occhi stranieri, ma lo sguardo è complice, consapevole, simpatetico. La prima foto in ordine cronologico è di Henri Cartier-Bresson, anno 1933, con “il suo sogno umanista di fermare il tempo, di cogliere il momento decisivo nel flusso in divenire della realtà”. I trent’anni di frequentazione di HCB si collegano, perfetto pendant “ideologico”, alle foto di Robert Capa al seguito dell’esercito americano nel 1943 in Sicilia, immagini ricche di umanità (il contadino – par provenire da una remota era – chinato che indica una direzione al gigantesco al suo confronto soldato americano inginocchiato) e tecnicamente ineccepibili. E si succedono Cuchi White, Herbert List, William Klein, Claude Nori, Helmut Newton in una fascinosa serie di scatti notturni nella circostanza di una 72 ore capitolina, Alexey Titarenko, Gregory Crewdson e i fondali/scenari di Cinecittà, Paul Strand e la Luzzara contadina di Cesare Zavattini, Thomas Struth, Joan Fontcuberta e i gabinetti delle curiosità dei Musei scientifici di Bologna e di Reggio Emilia, Art Kane con le sue “immagini-sandwich che raccontano la scomparsa di Venezia”. E, ancora, Bernard Plossu che “attraversa l’Italia in treno e ricorre poi a un sistema di stampa al carbone che risale alla fine dell’Ottocento” […] Hiroyuki Masuyama che “usa tecniche sofisticate per reinventare Venezia alla maniera di William Turner”, i campi di calcio dell’Italia minore, e così viva e vivace, di Hans van der Meer.

Il percorso espositivo si chiude con la narrazione autobiografica: “Nobuyoshi Araki, anche lui affascinato da Venezia, si fotografa con le maschere del carnevale e racconta in chiave soggettiva i suoi incontri. Sophie Zénon ripercorre la storia della sua famiglia, costretta a emigrare, affiancando i ritratti dei suoi nonni ai loro luoghi di provenienza e infine Elina Brotherus e i suoi autoritratti nel paesaggio” […] Mark Power che “utilizza dittici e trittici per raccontare il disorientamento del Paese” […] Axel Hütte che “ritrae le Alpi, magistralmente e algidamente imponenti”.

Non solo è, questa mostra panoramica, un’icona, l’emblema di ciò che l’Italia è nell’immaginario collettivo, ma essa ne sa rappresentare l’essenza più intima e vera.

Alberto Figliolia

Henri Cartier-Bresson e gli altri-I grandi fotografi e l’Italia. A cura di Giovanna Calvenzi, promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo della Ragione, con Civita, Contrasto e GAmm Giunti. Palazzo della Ragione Fotografia, Piazza Mercanti 1, Milano. Fino al 7 febbraio 2016.

Orari: mar, mer, ven e dom 9,30-22,30; gio e sab 9,30-22,30; chiuso lunedì. Ultimo ingresso un’ora prima delle chiusura.

Info: tel. + 39 0243353535, sito Internet http://www.palazzodellaragionefotografia.it.

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