Non so perché nelle sere estive

Non so perché nelle sere estive
guardi così lontano,
figlia mia, a quell’orizzonte
che non finisce mai, mai…
a quelle nuvole che al tramonto
s’incendiano, come la folla
dei ricordi, la torma delle voci
che alla nascita seppellimmo.
Talora ti guardo mentre analizzi
le complesse equazioni dei tuoi studi
o quando ripeti le frasi
di un’altra lingua, quei suoni
esotici e consolatori,
e in quel raro istante percepisco
in te le vibrazioni di un dolore antico,
che faccio mio anche se tu non vuoi,
figlia mia che guardi così lontano,
a quell’orizzonte che non finisce mai, mai…
là dove si generano il caotico
ordine del tempo che ci scelse
e i venti che chiamano amore,
le brevi rughe della tua fronte,
i sogni che come musica ancestrale
ti colmano l’anima, figlia mia
persa in quell’orizzonte che non finisce mai, mai…

Alberto Figliolia

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