La Famiglia Colombo, I Legnanesi

“Ringhiere che si snodano sui ballatoi, scale consunte dal saliscendi di generazioni e generazioni, ogni porta una stanza, spesso l’unica: il vicino è così vicino che vive con te. Il cortile è il regno dei povercrist sopravvissuti alle guerre, alle carestie, alle immigrazioni, alle industrie. Ma il cortile è anche lo spazio vuoto, è la camera più grande dove si vivono stagioni intere, anni, generazioni, secoli, nascite, amori e tradimenti, gioie e angosce, nozze e funerali, sorrisi e miracoli. Fuori dal cortile, il muro di cinta di uno stabilimento, un muro di mattoni rossi. Ancora muri e case, un condominio di sei piani che già chiamano il grattacielo: niente più litigi banali, le lenzuola stese sul filo, le pozzanghere, la ruggine dei corrimano. Ma noi abbiamo resistito, la ringhiera ci corre nell’anima. Riflettori, prego: è di scena il cortile lombardo.”

Spumeggiante è un aggettivo appropriato, ma non basta. Ci vuole di più… esilarante, ecco questo va bene. Torna sui palcoscenici la squinternata, scombinata e oltremodo simpatica Famiglia Colombo, sentina dei difetti e delle virtù popolari, sì proprio quella dei leggendari Legnanesi, modello solo in apparenza arcaico, in realtà con il suo pastiche verbale italo-lombardo e con la sua atavica saggezza ben radicata nei pur convulsi tempi toccatici in sorte. E il ritorno è con uno spettacolo omonimo (anche eponimo?), La Famiglia Colombo per l’appunto, in cui la Teresa, la Mabilia e il Giovanni – con la Pinetta quale prima spalla del magico terzetto – accendono a spron battuto il buon umore della platea del Teatro Nazionale di Piazza Piemonte, nel quale reciteranno sino al 28 febbraio prima di muoversi verso altri lidi lombardi e non solo (la tournée li porterà anche in Piemonte e oltre confine, a Lugano, dove sanno ben apprezzare la forza, la bonomia pur corrosiva e la potenza espressiva del dialetto).

Passano gli anni, ma non si spegne la vis comica dell’inossidabile duo Teresa-Giovanni (Antonio Provasio e Luigi Campisi) e della loro velleitaria e cresciutella figliola vamp Mabilia (Enrico Dalceri, curatore anche delle musiche, dei costumi e delle scenografie). Che poi la trama sia adattata per isolare le performances dei protagonisti poco importa. Riguardo alla Teresa… una maschera irresistibile, comunicativa, basata sul ritmo, sui tempi comici e su un patrimonio inestimabile di interiezioni e modi di dire. Attraverso una recitazione sempre spontanea e raffinata permette al pubblico di interagire e imposta i suoi interventi come una valanga inarrestabile contro la vittima prediletta, il marito Giovanni”. E sul Giovanni… “Luigi, oltre a portare nel personaggio che interpreta da oltre trent’anni la sua innata comicità, ha regalato a Giovanni la capacità di restare in scena senza aprire bocca, giocando solo sulla mimica facciale di un uomo che ha il suo punto di forza nell’essere messo in disparte e poco considerato, ma, allo stesso tempo, rappresenta il tipico uomo lombardo di un tempo, presenza discreta ma indispensabile perché la famiglia possa tirare avanti”.

Questa volta la famiglia Colombo si trova, nell’incipit della rappresentazione, alle prese con la processione di Sant’Ambrogio nella quale la Mabilia, nella parte (scippata a un’altra) della Madonna, farà la conoscenza di un interessante Cristo, uno da impalmare in quanto erede di una famiglia straricca. Nel classico ruggente cortile si dipana la prima scena strapparisate con le figure surreali e strampalate di Suor Imperia, Suor La Spezia e Suor Albenga + Madre Badessa. Fra un viaggio a Cuba e vari intermezzi da rivista, come ormai da tradizione consolidata dei Legnanesi, fra duetti a dir poco irresistibili, con Teresa e Giovanni in meraviglioso spolvero – al Giovanni che le dice “Ti amo da morire” lei replica “Ma non lo fai mai, devi dimostrarlo!” –, sul fondale di Piazza Duomo con l’isolato del Rebecchino, piccola nota a-storica (e la donna di casa alle prese pure con la scoperta e gli ardui ritrovati della tecnologia…) si arriva al clou: la seduta spiritica presso la famiglia del promesso sposo di Mabilia, in pratica una congrega alla Addams, con Lercio il maggiordomo dalla voce tonitruante, i padroni di casa Funereo e Iella, i figli Panico e Paura e lo spettrale cugino Felice. Con la seduta spiritica, con tanto di tavolino accanto alle lapidi e Mabilia in veste di medium, si deve evocare il defunto Agamennone (bergamasco), fratello di Iella, affinché riveli dove ha nascosto la schedina vincente del SuperEnalotto prima di schiattare per infarto dalla gioia… Come finirà? A risate di sicuro. E con un messaggio conciliante.

Sapidi, popolari, intelligenti, questi sono i Legnanesi. Far ridere bene è una virtù che loro praticano da anni nel quotidiano, ciò che aiuta a star meglio al mondo.

Alberto Figliolia

La Famiglia Colombo. Teatro Nazionale, Piazza Piemonte 12, Milano. Sino al 28 febbraio 2016.

Orari: spettacoli feriali ore 20,30; spettacoli festivi 15,30.

Info: tel. 02.00640888.

“I Legnanesi nacquero, quasi per scherzo, all’oratorio di Legnarello a Legnano nel 1949, su idea di Felice Musazzi, costretto, da una disposizione del Cardinale Schuster, che vietava le rappresentazioni teatrali promiscue, a far interpretare i ruoli femminili da uomini travestiti: da qui ha origine la composizione esclusivamente maschile della Compagnia. Con le sue “maschere lombarde” Teresa e Mabilia, che insieme a Giovanni compongono la strampalata famiglia Colombo, ha fatto divertire la Lombardia e non solo, creando un fenomeno di costume che ha attraversato generazioni, affermandosi come protagonisti della tradizione teatrale italiana in oltre sessant’anni di storia. Alla scomparsa di Musazzi la tradizione è proseguita con Antonio Provasio (la Teresa) – che per nove anni ha recitato con Musazzi, imparando direttamente da lui a muoversi e a ben calarsi nel personaggio – ed Enrico Dalceri (la Mabilia), che per anni aveva fatto parte della Compagnia Teatrale. Il Giovanni è Luigi Campisi, che aveva già interpretato per oltre un decennio lo stesso ruolo a fianco dello stesso Musazzi. Riconosciuti tra le principali e più conosciute compagnie dialettali d’Italia, oggi la Compagnia porta in scena le storie, i costumi e le tradizioni lombarde ed è ampiamente apprezzata anche fuori dalla Lombardia, grazie a un intervento di modernizzazione dei testi originali di Musazzi e alla scelta di temi universali (la famiglia, il lavoro, la crisi economica). La tradizione, la professionalità e la qualità degli spettacoli de I Legnanesi sono stati riconosciuti da innumerevoli premi e da un sempre crescente riscontro di pubblico”.

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