Con la luce di Roma

La Città Eterna. Nessuna espressione o proposizione può definire meglio Roma. Roma: Caput mundi, con i suoi monumenti millenari, le sue viste o, meglio, visioni, la civiltà che l’ha edificata e popolata, le generazioni che nel suo seno si sono succedute, le genti che l’hanno resa un corpo vivo, sedimento di Storia e storie, splendido groviglio (anche in fasi di decadenza, e la presente come si configura?).

Con la luce di Roma è il titolo dell’eccezionale mostra presentata al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto, Canton Ticino: immagini che provengono dalla ricchissima collezione fotografica di Marco Antonetto. Le fotografie risalgono al periodo che corre fra il 1840 e il 1870, quindi sostanzialmente precedono la presa di Roma da parte del Regno d’Italia (la Breccia di Porta Pia è datata proprio 1870 e la capitale fu trasferita da Firenze all’Urbe nel 1871).

Si tratta di una documentazione fotografica a dir poco straordinaria sia dal punto di vista storico che da quello scientifico-antropologico, così come estremamente interessante è l’aspetto riguardante le tecniche fotografiche allora praticate. Per aprire in merito una parentesi diciamo che essenzialmente erano quattro i metodi in uso a Roma in quel lasso di tempo: la dagherrotipia, che permetteva di riprodurre le immagini direttamente su una lastra di rame argentata resa sensibile alla luce con lo iodio e successivamente sviluppata con vapori di mercurio; il negativo di carta che si otteneva tramite un foglio di carta sensibilizzata con alogenuri d’argento; la lastra all’albumina, coi sali d’argento sciolti in una soluzione d’albume poi stesa su vetro; il collodio umido, anch’esso un processo negativo su vetro.

Questo per quel che concerne la tecnica, e molti apparecchi e macchine sono qui esposti all’ammirazione dei visitatori: soltanto in apparenza rudimentali, in realtà si tratta di dispositivi di raffinata fattura artigianale ed estrema precisione.

I risultati sono nella teoria di immagini che corredano e colmano le pareti della sede espositiva… Il maestoso Tevere, Castel Sant’Angelo, l’osteria nei dintorni che emana un gran senso di frescura, i ritratti – toccante quello della famiglia romana in posa (1855-58) –, lo studio di contadina, l’uomo seduto su una scalinata, il Colosseo, l’Arco di Costantino e le Terme di Caracalla, la Basilica di Massenzio, il Portico di Ottavia, il Teatro Marcello, il Tempio di Vesta, San Pietro e i Musei Vaticani, Trinità dei Monti, la Fontana di Trevi, e scale, colonne, il Pantheon, i Fori e il Fuori porta, le Ville e gli obelischi, l’incredibile Panorama di Roma ripreso dalla Quercia del Tasso (Michele Petagna, 1865, 7 stampe all’albumina, assemblate e montate su cartoncino).

L’atmosfera è sospesa, aleggiando una sensazione d’attesa, una nostalgica quiete di contro alle temperie storiche passate e a venire, una specie di tour sentimentale, e le pietre e i luoghi rifulgono, quasi animati da una luce interna. Le presenze umane sono rade e rare, quasi figurine: oziosi, un gentiluomo con il cilindro sul capo, bambini, pastori (un placido gregge in Piazza del Popolo e le vacche sdraiate ai Fori…), qualche prete dallo smisurato cappello (cardinali?) e qualche donna dalla vaporosa gonna. L’umanità parrebbe giacere ai margini, ripresa quasi per caso – un immortalamento non voluto –, evocata tuttavia dal romantico fascino delle rovine, ma anche da abiti usati e tessuti stesi alla rinfusa su una cancellata o dall’umile botteguccia che s’apre in una vetusta e nobile costruzione. Vien da pensare a tratti a Giuseppe Gioacchino Belli e alla monumentalità dei suoi sonetti, così carichi di calore e veemente filosofia: in fondo, negli scenari rappresentati dalle fotografie in mostra si muovevano quelle masse, quelle vicende individuali. Nulla peraltro richiama la presenza come sa fare l’assenza.

Grande è la perizia di chi creò queste foto, che pure molto devono alla prestigiosa tradizione pittorica del vedutismo e alla stupefacente arte incisoria di Giovanni Battista Piranesi – fra i maestri fotografi, italiani o stranieri, citiamo Giacomo Caneva, Carlo Baldassarre Simelli, Robert Macpherson, James Anderson, Francesco Adriano De Bonis, Frédéric Flachéron, Eugène Constant. Fotografie dai particolari nitidi e preziosi che sanno restituirci, coi segni della caducità per l’implacabile tempo che tutto sembrerebbe divorare o cancellare, la magnificenza dell’opera umana, la meraviglia della sovrapposizione del quotidiano con l’eterno, quale esso vien dato dalla luce che piove e bagna di sé l’inesauribile fabbrica del mondo.

Alberto Figliolia

Con la luce di Roma-Fotografie dal 1840 al 1870 nella Collezione di Marco Antonetto. Sino al 16 aprile. Museo Vincenzo Vela, Largo Vincenzo Vela 5, Ligornetto (Mendrisio, CH).

Orari: mar-sab 10-17, dom 10-18, lun chiuso; chiuso 24-25-26 dicembre e 1 gennaio, apertura speciale 6 gennaio.

Info: tel. +41 584813040/44, fax +41916473241, sito Internet museo-vela.ch, e-mail museo.vela@bak.admin.ch.

Catalogo edito da 5 Continents Editions, a cura di Gianna A. Mina, con testi di Marco Antonetto, Silvia Berselli, Maria Francesca Bonetti, Gianna A. Mina e Andrea Sciolari.

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