A Shanghai comprai…

A Shanghai comprai…

A Shanghai comprai

un paio di occhialini tondi,

tondi come una rivoluzione conchiusa,

una rivoluzione di morti viventi,

laogai e ghigliottine,

burocrati obesi e film porno.

Gli occhialini costavano 41,74 yuan renminbi.

Poco o forse troppo,

dipende da quello che avrei voluto vederci:

il filo sottile e lacerante della mia angoscia;

la tartaruga della paternità avanzare inesorabile;

il tempo estinguersi al fuoco delle occasioni perdute;

la rancida umiliazione del lavoro.

Il venditore mi regalò pure una custodia pervinca,

come il tramonto che da sempre mi ossessiona

nei sogni in cui tento a ogni sorger di tenebre

l’impossibile fuga dal reale.

Se mi sforzassi so che potrei

con questi occhialini tondi

– da Maggio Francese, da figlio dei fiori di Berkeley,

da intellettuale engagé, da ribelle ante litteram,

da libertario incallito, da prigioniero senza rimedio,

da cercatore di orizzonti, da poeta fallito –

trovare la chiave del mondo…

potrei. Potrei…

Ora getterò

nella strenua calura di luglio

nelle lamentazioni delle nuvole incatenate

nell’eco dell’ennesima lattina di birra vuota

il mio lancinante silenzio

per un giorno diverso e una nuova umanità.

 

Alberto Figliolia

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