Era la notte dopo il giorno dei morti

Si erano rinchiusi nel granaio

la scritta Ribelli sulla porta

dormivano sulla paglia

ex combattenti rassegnati

Pensai… Perché non fuggire nella notte franca

sullo skateboard della libertà

fra cunicoli e torbide scale?

Così io e l’amico volammo

fra curve barocche e volute di gradini

le pareti intorno dipinte di balocchi e giardini

Era la notte dopo il giorno dei morti

in cui avevo navigato

fra l’oro e l’arancio dell’autunno di velluto

e i boschi erano il rimpianto

e i prati erano l’espiazione

di tutti gli animali mutilati fracassati squartati torturati

e il cielo era un’opzione d’infinito

che l’Homo sapiens sapiens rigettava

Alla fine della folle discesa

sullo skateboard della libertà

trovammo ad aspettarci il guardiano

il custode di tutte le colpe e i peccati

(anche quelli non commessi)

e attendemmo rantolando

il colpo sulla fronte o la lama della ghigliottina

rantolando pregando sospirando

soprattutto sospirando il senso di tutto ciò

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