Nel canto degli abissi

Nel canto degli abissi

Di morti è colma la mia vita.

Nei sogni mi fan visita

presenze mute, ombre senz’ombra

nella zona del crepuscolo:

mia nonna che in sé serba

l’anello nuziale e la vedovanza precoce;

gli amici il cui nome è tatuato nel cuore

e tutti i disperati scomparsi senza nome.

Camminavo in cerca di un piano,

geografico o esistenziale che fosse,

e trovavo, sorvegliata da cieche milizie,

carne di balena putrefatta per strada,

arenata nella polvere di una terra misteriosa,

dopo splendenti vastissime piazze

in un deserto da clessidra.

Perché ero finito lungo le strade

lastricate dell’illusione,

nei meandri di quel tempo senza tempo,

lontano da madre e padre,

lontano dai figli,

lontano dall’amore?

La risposta era là,

nell’orizzonte tempestato di nubi

(e nell’arcobaleno dentro di esse),

nella delicata penombra della cecità,

nel bacio di sole sotto un temporale;

la risposta era oltre,

alle isole che non vedevo

(ma persistenti nella memoria antica),

nelle rotte oceaniche dell’essere,

nel canto degli abissi solcati

da una scivolosa eterna intelligenza.

 

Alberto Figliolia

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