Il fascino e il mito dell’Italia dal Cinquecento al Contemporaneo

Dal Palazzo Ducale di Venezia visto da San Giorgio (1697) alla Veduta di Roma con Castel Sant’Angelo da sud (1715-1720 circa) passando per la Veduta di Napoli con il borgo di Chiaia da Pizzofalcone (1700-1710 circa) o per Firenze con l’Arno dalla pescaia di Porta San Niccolò (1703-1710)… Con e attraverso questi oli su tela si dipana il viaggio di Gaspar van Wittel nell’Italia, fra le suggestioni dei suoi paesaggi e delle sue architetture, una commistione perfetta fra arte, storia, natura, genti e civiltà, idealizzazione e penetrante osservazione antropologico-culturale mirabilmente congiunte.

Questi dipinti e altri (oltre a svariate sculture) sono visibili nella Mostra Il fascino e il mito dell’Italia dal Cinquecento al Contemporaneo allestita e visitabile sino al 6 settembre 2015 nella preziosa cornice della Villa Reale di Monza: un percorso magnifico per una sfilata di capolavori. Un Gran Tour che dura da secoli, un incontro con l’arte da Sindrome di Stendhal.

Si succedono, nella galleria di opere che sfilano agli occhi ammirati, artisti italiani e stranieri, componendo visioni reali o simboliche, panorami concreti di luci e pietre o interpretazioni le più varie, dal capriccio al vedutismo all’acuta indagine psicologica:
L’
Eruzione del Vesuvio dal ponte della Maddalena (1782) di Pierre-Jacques Volaire; i ritratti, fra celebrazione, verismo e allegoria, di Joshua Reynolds e di Anton Raphael Mengs; Angelika Kauffmann e, saltando indietro nel tempo, il Correggio; Ingres e la monumentale benedizione Urbi et Orbi di Jean-August Bard (1840), una scena di genere e, nel contempo, un documento di vita popolare nella Roma papalina, con una sorta di atmosfera da fine festa (o l’annuncio fra il farsesco e il serioso) di un’apocalisse politico-sociale a venire; i templi della Magna Grecia e il Decamerone di Franz Xaver Winterhalter (quindi anche le suggestioni letterarie…); Rodin e Matisse; La Pietà di Salvador Dalì e il Nu couché di Picasso (ah le influenze senza fine di Michelangelo e del Rinascimento!); il Souvenir d’Italie (1849), icona della mostra, di Jean-Léon Gérome.

Certo ti accorgi subito che tale esposizione è qualcosa di speciale, allorché nell’incipit ti ritrovi l’Eva di Lucas Cranach il Vecchio, un olio su tavola, dagli Uffizi, di stupefacente fattura ed evocatività. E Tiziano, Van Dyck, Rubens, Lorrain… L’Italia emerge come “maestra delle arti”, meta, coagulo, motore… “Ad attirare erano non solo i monumenti e le opere d’arte, ma anche lo splendore del paesaggio mediterraneo e la dolcezza del clima, le feste e le cerimonie religiose, la pittoresca umanità della popolazione e la ricca varietà delle tradizioni popolari, non meno della bellezza delle donne che evocava quella delle divinità antiche o delle Madonne dipinte dai grandi maestri come Raffaello”.

Alberto Figliolia

Il fascino e il mito dell’Italia. Dal Cinquecento al Contemporaneo. Prodotta da Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Skira editore e Cultura Domani (catalogo Skira). Villa Reale di Monza, Viale Brianza 1, Monza.
Orari: mar, mer, gio, sab e dom 10-19, ven 10-22.

Info: http://www.fascinoemito.it, http://www.reggiadimonza.it, http://www.villarealedimonza.it.

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