“Nuovi confini dell’impero-storie di emigrazione del calcio italiano” di Mauro Corno

Storie di calciatori e allenatori ordinari? O storie straordinarie? Quest’ultima, senza dubbio. Nuovi confini dell’impero-storie di emigrazione del calcio italiano è il “seguito” (invero, ben di più) di Ai confini dell’impero: un libro con il quale il giornalista e scrittore Mauro Corno prosegue il proprio viaggio intorno al mondo esplorando vicende e vicissitudini, avventure, talora anche disavventure, di gente del calcio italiano fuoriuscita dai confini del Bel Paese a approdata ai più improbabili lidi: Kenya, Corea del Nord, Lettonia, Filippine, Vietnam, Nuova Zelanda, Libia…

Venticinque incredibili esperienze esistenziali: dall’Indocina di Manuel Vergori, leccese classe 1986, difensore in forza al Can Tho nella vecchia Saigon, dove una fetta di anguria andata male lo riduce in cattivo stato, poi al KF Tirana, a Mino Ferrari, preparatore dei portieri in Libia collaborando con il grande Eugenio Bersellini, e i due incrociavano regolarmente la famiglia Gheddafi, appassionatissima di calcio; dal thailandese Krabi del centrocampista di Osimo Carlo Coppari – ah quei trasparenti mari… – al Mal d’Africa di Lorenzo Rubinacci, allenatore in Gambia; dalle parate del più che quarantenne Marco Fortin in quel di Cipro al viaggio nella nazione più blindata del mondo, la Corea del Nord visitata da Piero Volpi quando era stato convocato nei ranghi della Nazionale di serie C… “I dirigenti nordcoreani ci avevano organizzato una serie di escursioni e con grande enfasi ci avevano parlato delle bellezze del loro Paese: noi, però, abbiamo avuto subito la sensazione che ci stessero facendo vedere soltanto quello che volevano loro, ci portavano ad ammirare monumenti dedicati al loro leader Kim Il-sung, fabbriche di cui decantavano la grande efficienza e soprattutto scuole. Lì ci aspettavamo di applaudire ragazzini impegnati in una recita o che magari leggessero delle poesie. Invece bimbi di sei-sette anni sapevano perfettamente smontare e rimontare pistole e mitragliatori. Non solo. Erano anche in grado di sparare…”. Sic et simpliciter

E che dire di Roberto Landi 59enne forlivese, capace di giocare e allenare in quattro continenti: Canada, Stati Uniti, Sudafrica, Georgia, Lituania, Romania, Qatar, Ungheria, Scozia, Belgio, Liberia…? E dell’esilarante, con qualche risvolto drammatico, viaggio di Andrea Casimirri per andare a giocare in Lettonia, nello Spartaks? Una sorta di odissea, tutta in macchina, fino a Riga, dove avrebbe dovuto prender servizio. Paolo Andreini invece è andato a insegnare calcio ai bambini di Fukushima, quella del disastro nucleare, mentre Enrico Antonioni ha giocato in Iran al Foolad Gostaresh… “La figura del capitano si può considerare sacra: se siamo a tavola e lui si alza, allora si devono alzare anche tutti i suoi compagni, perché evidentemente ha deciso che il pranzo è terminato. E a nessuno passa per l’anticamera del cervello di trattenersi un solo secondo di più […] Venivo osservato come se fossi un animale strano, in modo particolare dai più giovani, che però sono molto attratti dalle novità occidentali. Io invece ero attratto dalle bellezze che un Paese come l’Iran può offrire, edifici imponenti che ti colpiscono per la loro maestosità, che profumano di storia antica. Fuori dalle grandi città, però, il panorama cambiava: ho visto tanti edifici fatiscenti e diroccati, dalla guerra con l’Iraq sono passati quasi quarant’anni ma i segni si vedono ancora”.

C’è poi il viaggio agli antipodi del veneto Matteo Ballan: nel suo destino Nuova Zelanda e Australia, nella quale… “Disputo il campionato regionale di Victoria, si viaggia soltanto in pullman, i campi sono meno belli e le partite sono autentiche battaglie. Noi siamo ‘italiani’ (nei Bulleen Lions di Melbourne tanti sono i calciatori con ascendenze italiche, nda), ma ci sono formazioni con ragazzi che hanno sangue croato, serbo, greco, macedone: non sono semplici gare, le differenze etniche si fanno sentire sia in campo che fuori, perché arrivano migliaia di tifosi, tutti con il passaporto australiano, ma con la bandiera della nazione europea di cui sono originari i loro genitori o i loro nonni. E nessuno ci sta a perdere contro i ‘cugini’”.

Un bel giramondo è anche il centrocampista offensivo Luca Cesarini, di Viterbo: per lui “soltanto” Brasile, Thailandia, Giordania e Filippine… Da Florianopolis a Songkhla, dall’Al-Ahly di Amman al Kamphaeng Phet e al Manila Alabang… “Ho visto bambini vestiti con quattro stracci fare l’elemosina e gente molto danarosa rifiutarsi di donare una semplice moneta a questi piccoli disperati […] Se ti cadeva un gelato per terra, c’era il rischio di vedere quattro o cinque persone prendersi a botte per raccoglierlo”.

Non stona in tutto ciò il racconto del celebre Bonimba, Roberto Boninsegna, il centravanti-monatto di Cagliari, Inter e Juve, che giostrò come uno dei Chicago Mustangs in in una strana estate 1967. Accenti epici.

Senza esser passato per alcuna agenzia di viaggio Diego Lopez ha allenato in Indonesia e nelle Maldive… “È vero che sono un ‘allenatore-amico’, ma a volte capitava di fare delle battute per spronare i ragazzi a dare il meglio. Uno una volta si è offeso per una critica pungente dopo un passaggio sbagliato: quasi si metteva a piangere”. Qui, nelle nostre plaghe, l’avrebbe forse fatto licenziare tramite stampa e agente…

Si chiude con il racconto di Giuseppe Materazzi che ha allenato il Tianjin Teda in Cina. Ma ormai l’ex Celeste Impero è strafrequentato dagli italiani, e non fa più notizia diversamente da quel che ci ha magistralmente narrato, accendendo la nostra fantasia e donandoci spaccati di vere vite, il nostro bravissimo Mauro Corno.

Alberto Figliolia

Mauro Corno, Nuovi confini dell’impero-storie di emigrazione del calcio italiano, Sedizioni (2014, pp. 130, euro 12,50)

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