Stare è un prezioso dolore

STARE È UN PREZIOSO DOLORE”

È USCITA LA SECONDA RACCOLTA POETICA IN ITALIANO E IN SPAGNOLO DI ANA VICENT COLONQUES

È uscita la seconda raccolta poetica di Ana Vicent Colonques: “Stare è un prezioso dolore”. Come nel primo libro “45 baci nell’acqua. Piccole considerazioni sull’amore”, si tratta di 50 componimenti poetici scritti in italiano dall’autrice spagnola che, dopo, ha curato anche la traduzione in spagnolo, la sua lingua madre.

Il libro, edito da Albalibri, curato da Çlirim Muça, e con la prefazione di Alberto Figliolia, è un viaggio circolare tra “Dentro” e “Fuori” dove “Dentro” è l’animo più intimo dell’autrice e “Fuori” è il luogo dove viene collocato l’altro, il mondo, l’amore, tutto ciò che comporta una relazione con qualcosa che non sia il nostro io più segreto e silenzioso.

Il libro è in vendita on line sul sito www.albalibri.com

Il libro

Un turbolento viaggio che ci porta dall’io più profondo e sincero a tutto ciò che succede al di là di noi. Un dialogo a volte violento, a volte erotico, quasi sempre ironico e diretto, per arrivare a capire cosa significa stare nelle situazioni, vivere la realtà (personale, sentimentale, sociale, relazionale) senza alibi, vie di scampo, nascondigli dell’anima. Un linguaggio scarno e visionario che gioca con l’ossimoro e la metafora inserendo degli elementi inattesi, quasi surreali. Versi potenti, dirompenti, a tratti spietati, sicuramente senza fronzoli, che arrivano diretti al cuore di chi li legge. Una raccolta piena di citazioni e di omaggi ai poeti maestri come Antonio Machado, Federico Garcia Lorca, Luis Cernuda e Wisława Zymborska.

Note biografiche dell’autrice

Ana Vicent Colonques nasce a Vila-real l’8 agosto 1967. Giornalista ed esperta di comunicazione, ha vissuto in Spagna, Francia, Argentina e Italia. Nel 2011 esce per Albalibri edizioni la raccolta di poesie “45 baci nell’acqua. Piccole considerazioni sull’amore”. Lo stesso anno è finalista del premio di poesia inedita “Ossi di Seppia”, la cui giuria è presieduta da Claudio Damiani. Nel 2012 ha curato la traduzione in spagnolo del libro di haiku “Lo stupore del vuoto” di Alberto Figliolia, per Albalibri Edizioni. L’autrice ha partecipato a diversi slam poetry e porta in giro un spettacolo musicale con la poesia come protagonista assoluta.

Stare è un prezioso dolore”

Ana Vicent Colonques

Casa editrice Albalibri

Pagine 127 – Italiano con testo a fronte in spagnolo

12 euro – distribuito su www.albalibri.com

Fuori-Fuera o Dentro-Dentro? Un dilemma arduo, inesprimibile. Nelle convulse e voraci lande del mondo o nelle sterminate profondità interiori, dove invero s’alternano o s’inseguono, a perdita d’animo, picchi e abissi? Inestricabili e misteriosi intrecci. Dove stare? Perché Stare è un prezioso dolore-Estar es un precioso dolor. Ana Vicent Colonques nelle sue due lingue – l’italiano adottato sino a farne l’incandescente strumento della propria creatività ed espressione poetica e il materno spagnolo cui volge e torna in un fantastico (e talora doloroso) viaggio – ci regala una nuova antologia poetica.

E si domanda, ci domanda, subito, d’acchito, cogliendoci alla sprovvista… Quanto sforzo ci vuole per raggiungere/ l’indifferenza? È ciò che vogliamo? All’indifferenza tendiamo per non voler soffrire? ¿Cuánto esfuerzo hace falta para alcanzar/ la indiferencia? Fra il maiuscolo e il minuscolo, che nei versi si rincorrono, fra quotidianità burocratiche e disperanti, soavi slanci e lancinanti smarrimenti, precarietà, baratri e stranite consapevolezze, sogni e visioni, si consuma il dramma dell’esistere, di ogni esistere: l’immagine ideale di sé nel marasma dei se, autoritratti mutanti, lampi di coscienza quando è troppo tardi o forse troppo presto o forse non si sa del gioco affranto delle identità. È un gesto di ribellione contro i vieti codici a salvare quel che resta, lo scatto selvaggio dell’ironia, il sorriso anarchico e, non ostante tutto, la tenerezza del cuore. E quanto siamo padroni dei nostri giorni, nella corsa inesorabile alla fine, motivo per il quale dovremmo più aspirare alla conquista della felicità o, meglio, ai rari frammenti che di essa possiamo cogliere senza disperderci nei rivoli di inutili e fasulle ambizioni? L’ente che paga per la mia vita/ È pieno di ascensori/ Che non portano mai al piano che vuoi./ Dentro una di queste scatole ultra tecnologiche/ Mi sono accorta che il mio viso/ È diverso/ Ho la faccia di un’altra/ E non capisco…/ La paura di essere cambiata/ Peggiorando la mia essenza/ Mi ha travolta/ E non riesco a trovare il piano giusto/ Quello mio./ Colleghi mi salutano/ Indifferenti al mio dramma/ Augurandomi una buona giornata/ La mia è già rovinata.// Potrei spaccare lo specchio/ Potrei.

Chi non ha mai provato un sentimento di spaesamento innanzi alle cose (e una rabbia ottusa, indecifrabile, senza sfogo)? Chi non ha mai testato su di sé tale disagio? Me doy cuenta de que mi cara/ Es diferente/ Tengo el rostro de otra/ Y no comprendo… Un ascensore, uno specchio, il doppio schizofrenico che ci fanno divenire gli enti che (s)governano l’ unica vita dataci in sorte. Un cupio dissolvi senza rimedio? Quale il senso allora? Lo sguardo si perde… Cammino per strada e sento l’odore/ Della vita degli altri/ Sento la solitudine di una ragazza di mezz’età/ Trascinata dentro uno sgangherato carrello della spesa/ Sento il sesso di una notte sconosciuta/ Tra i capelli arruffati di una donna/ Persone che attraversano l’aria/ Inquinata e dolorosa/ Di questa città ferita/ Che è la mia città./ Sono ipersensibile e capace/ Di entrare nella testa di tutti/ Nessuno se ne accorgeSoy hipersensible y capaz/ De entrar en la mente de todos… Il segreto è negli occhi della poetessa, la veggente per antonomasia, il portento di poter essere nella mente di tutti, nei pensieri bisogni desideri che s’affastellano grumi di astio dolore amore e la follia la catarsi del sonno, il sonno eterno di Tea che sei nella Terra/ In cenere/ Seppellita sotto un albero anonimo/ Insieme al tumore che ti ha uccisa/ Ormai indistinti l’uno dall’altra/ Mescolati, disgregati/ Come brucia la morfina?/ Tea senza respiro, senza parola/ Sguardo atterrito/ Corpo perso dentro un’enorme vestaglia/ Tea che ormai sei terra/ Ed eri triglia, mare, vita, aria. La parola impronunciabile, l’instabile stasi, la terribilità della fine, eppure la consolazione del ricordo con il sereno e trionfale affermarsi del ciclo… Tea che ormai sei terra/ Ed eri triglia, mare, vita, aria (Tea que ya eres tierra/ Y eras salmonete, brisa, vida, mar).

Chi conosce un po’ Ana, per quel che è dato di conoscere di un altro da noi, è colpito dalla sua risata franca ariosa aperta squillante, anche frequente, una sorta di cascata cristallina, e l’accendersi, nel contempo, impetuoso degli occhi, quasi una tempesta di panica gioia dietro la quale intravedi tuttavia brani e brandelli dell’oscurità dell’universo, del buio a venire. Che l’allegria delle relazioni e l’ars poetica siano un esorcismo al male di vivere che, come un piccolo instancabile verme, ci scava implacabile? Una reazione al diabolico spirito della confusione, al rovello di un nuovo mattino che spalanca le fauci, all’ipocrita ordine in cui vogliono incastonarci, così distanti dalle possibilità del caos e del caso, così lontani dal puro fuoco della passione, così remoti e alieni dall’armonia dell’amore?

Fuori-Fuera, Dentro-Dentro. Ribaltamenti semantici e sentimentali. Metamorfosi. L’arma dell’ironia per tenere a bada il momento e la paura… Senza nessuna ragione/ Presa dallo sgomento/ Consulto su Google/ Le previsioni meteo/ Che tempo ci sarà/ Sulla mia anima e sul mio petto/ Il sole è assente/ Le temperature scendono/ Soffia il vento che porta all’abbandono/ Soffia la sofferenza che si estende/ Nel torace e arriva fino all’alluce/ Nuvole si addensano/ Nella parte nord del mio cervello/ Confusa e senza lucidità/ Inanello sbagli e dimenticanze/ Colleziono lapsus e sensi di colpa/ Perdo infatti ogni senso/ Perdo ogni cosa/ Perdo te/ Solo per non avere accettato un passaggio/ Sulla tua motoretta.

Non è una poesia facile quella di Ana, poiché vira in direzioni impreviste, spiazza, ma sa colpire al cuore, Dentro-Dentro, e ferire (è solo positivo) la mente, e nella sua mirabile forma, pagine d’oro e foglie nel vento, nella sua splendida duplicità d’idiomi, Fuori-Fuera, ci culla i sensi. Ci rimane, dopo la lettura, un’insopprimibile nostalgia e, insieme, una feroce dolce voglia di vivere e amare.

Alberto Figliolia

Gli eroici furori Arte contemporanea

ha piacere di invitarVi alla presentazione di

STARE È UN PREZIOSO DOLORE

di Ana Vicent

letture, musica, emozioni e auguri

mercoledì 10 dicembre, ore 19.00

Via Melzo 30

Milano

saranno presenti:

Silvia Agliotti – direttrice de Gli eroici furori

Ana Vicent – autrice

Alberto Figliolia – giornalista e poeta

Salvatore Colajanni – chitarrista

R.s.v.p. 335 7818123

Gli eroici furori Arte contemporanea – via melzo 30 – 20129 milano

tel: +39 02 37648381 mob: + 39 3478023868

www.furori.it www.albalibri.com

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