Giovanni Cerri, mostra a Copenaghen

 

COMUNICATO STAMPA

 

 

GIOVANNI CERRI

The great country

 

 

 

Istituto Italiano di Cultura a Copenaghen

14 maggio – 6 giugno 2014

Inaugurazione: mercoledì 14 maggio ore 19,30

http://www.iiccopenaghen.esteri.it

 

Istituto Italiano di Cultura a Colonia

4 – 27 settembre 2014

Inaugurazione: giovedì 4 settembre ore 18

http://www.iiccolonia.esteri.it

 

Museo del Legno Riva 1920 – Cantù (CO)

22 novembre 2014 – 6 gennaio 2015

Inaugurazione: sabato 22 novembre ore 18

Museo del Legno Riva 1920 – via Milano 137 – Cantù (Co)

www.riva1920.it

 

Catalogo con testi di:

Fabio Ruggirello

Lucio Izzo

Flaminio Gualdoni

 

Intervista a cura di Paul Kroker

 

 

 

La mostra The great country (itinerante nei due Istituti Italiani di Cultura a Copenaghen e Colonia, e nello spazio del Museo del Legno di Riva 1920 a Cantù) dell’artista milanese Giovanni Cerri (Milano, 1969) è dedicata allo scenario di crisi epocale che mette in rilievo difficoltà, contraddizioni e disorientamenti. La pittura qui rappresenta l’eredità classica di una civiltà che è stata grande in epoca lontana si è consumata e mostra il suo vissuto eroico e mitico nella condizione di degradata sopravvivenza. Frammenti di antiche statue greco-romane, colonne di tempi, resti di quella remota storia compaiono in lande periferiche, dove l’energia dell’epoca industriale funge da sfondo, a suggerire il nostro contesto contemporaneo. Una “Pompei industriale” potremmo definirla, per la mescolanza delle due archeologie, quella classica e quella delle fabbriche che hanno costruito il Novecento.

Siamo ora a un punto di svolta e quella bellezza un po’ decaduta, sopravvissuta alle intemperie e ai conflitti, è ancora lì ad imporci il coraggio di una risalita e di una rinascita, un impeto d’orgoglio per una nuova energia di riscatto.

 

Dal testo in catalogo di Flaminio Gualdoni:

[…]Giovanni Cerri constata con occhio lucido il dilavarsi del paesaggio che abbiamo eretto a figura dell’anima e a genere pittorico duraturo, quello su cui far riposare, possibilmente, l’idea tutta di naturale.

È un perdersi fisico, storico. Ma per lui, artista di valori, un perdersi anche e soprattutto etico. Il “bel modo di far paesi” di cui ragionava secoli fa Marcantonio Michiel non ha più luogo, oggi. Il disagio estetico è, tout court, malessere esistenziale, metafora della condizione umana tutta.

A partire da qui, Cerri implica nelle sue opere i segni illustri d’un’altra bellezza allarmata, statue e colonne antiche che appaiono anch’esse, in questi scenari, come residui morenici del ritrarsi d’una civiltà. Lavatrici e colonne, pali della luce e teste romane, statue imperiali e graffiti lordanti… non c’è estetica delle rovine possibile in grado di riscattare queste solitudini.

E si rimemora il Pasolini delle Poesie mondane:

“Un solo rudere, sogno di un arco,

di una volta romana o romanica,

in un prato dove schiumeggia un sole

il cui calore è calmo come un mare:

lì ridotto, il rudere è senza amore”. […]

 

 

Giovanni Cerri è nato nel 1969 a Milano, dove vive e lavora.

Ha iniziato a esporre nel 1987 e da allora ha tenuto mostre in Italia e all’estero (Croazia, Germania, Canada, Francia, Cina, Bolivia, Romania, Turchia, USA) in spazi pubblici e gallerie private.

Da sempre attratto dal territorio urbano di periferia, la sua ricerca si è sviluppata nell’indagine tematica dell’archeologia industriale, con raffigurazioni di fabbriche dismesse, aree abbandonate e relitti di edifici al confine tra città e hinterland. Dal 2001 al 2009, con il ciclo delle “città fantasma”, ha lavorato dipingendo sulla carta di quotidiano. Un supporto che – attraverso alcuni frammenti di scritte – raccontava la nostra contemporaneità, come una sorta di cronaca affiorante dalla materia pittorica. Nel 2006, con questa tecnica, ha rivisitato in sedici quadri alcuni celebri volti della Cappella Sistina e del Giudizio Universale di Michelangelo e successivamente è stato invitato dal curatore Philippe Daverio al Premio Michetti a Francavilla a Mare. Nel 2008 espone con il padre Giancarlo al Museo della Permanente a Milano nella mostra “I Cerri, Giancarlo e Giovanni. La pittura di generazione in generazione”. E’ invece del 2009 il grande trittico dal titolo “Gomorra, l’altro Eden”, ispirato dal best-seller di Roberto Saviano.

In questi anni, diversi suoi cataloghi sono accompagnati da testi dell’amico scrittore Raul Montanari.

Nel 2010 è tornato alla pittura su tela, presentando nell’ambito del Premio “Riprogettare l’archeologia“, un altro grande trittico dal titolo “Habitat” alla Triennale Design Museum di Milano.

Nel 2011 espone al Padiglione Italia Regione Lombardia alla 54° Biennale di Venezia, e successivamente alla mostra “Artisti per Noto. L’ombra del divino nell’arte contemporanea” a Palazzo Grimani a Venezia.

Nel 2013 ha tenuto una mostra a tema sulle città italiane dal titolo “Voyage en Italie” alla Orenda Art International di Parigi e successivamente ha esposto con il padre nella mostra “Giancarlo e Giovanni Cerri, due generazioni di artisti milanesi a confronto” alla Frankfurter Westend Galerie di Francoforte sul Meno.

 

 

 

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