Il giardino dei poeti quantici

 “Intorno immobile fiorisce/ il Golgota”

Il tempio era una rimessa per carrozze/ […] In autunno cominciarono a costruire la scala”

(R.M.)

 

Può parere arduo. Ma non lo è. L’ultimo libro, Il giardino dei poeti quantici, di Roberto Malini, poeta, saggista, performer e formidabile attivista dei diritti umani, è un suggestivo e fascinoso itinerario attraverso l’anima del mondo, quella che sedimentata all’interno di noi fa fatica – nell’uomo della contemporaneità distratta e sovente ottusa e sorda, impelagato in inutili consumi(smi) e falsi obiettivi – a emergere. Emergere per aiutare a donare e donarsi una vita piena, entusiasmante nella sua essenzialità, semplicità e spiritualità.

Il titolo è sì impegnativo, ma, nel contempo, estremamente fecondo di implicazioni e possibilità. Dal Big Bang al Cristo, dai paradisi perduti agli infiniti mondi, alla Giordano Bruno, della materia invisibile; dagli echi primigeni e primordiali alle vette della meditazione… un’avventura che dura i millenni della storia umana, i milioni di anni della vita cosmica. E il potere della parola (logos, e di più) coi suoi suoni e silenzi. Tutto ciò si è potuto apprezzare appieno nell’omonima performance che Roberto Malini ha di recente tenuto presso il Salotto del Consolato Generale dell’Ecuador a Milano (visibile in https://www.youtube.com/watch?v=Z5DXaScDqJc). Malini al microfono, accompagnato dalla chitarra di Sergio Prada, musicista, compositore e improvvisatore, le cui sottolineature e “distorsioni” sono sempre di rara genialità, e dall’handpan di Fabio Patronelli, è un’esperienza imperdibile. Non è usurpato parlare di “paesaggi sonori” e galassie di significati, reconditi e impliciti, perciò maggiormente atti a radicarsi… “Nella goccia cosciente/ infinità la mente”. Una sapienzialità indissolubilmente legata all’umiltà e alla meraviglia… “La presenza del loto sboccia davanti all’uovo”… “Oro e rubino koi sotto pensieri nuvola/ terra viscere magma fisarmoniche/ Cassiopea gelsomini cattedrali”… Reiterazioni cicli complessità. Tramonti preistorici e proiezioni oltre, altrove. I canyon dell’anima. I corridoi del Tempo. Monaci in contemplazione. Amore…. “mentre l’osservatore/ è polline/ su tutto”.

Presentando il proprio reading, felicemente inconsueto di contro alla standardizzata banalità, Malini ha tracciato un parallelo (citando anche Planck ed Eisenberg)… “fra la visione delle particelle di materia e delle radiazioni che offre la meccanica quantistica e la necessità di modificare il punto di vista del poeta e l’uso delle parole nelle composizioni, per superare la percezione cosciente del linguaggio da parte del lettore/spettatore e raggiungere, risvegliandoli, centri percettivi non completamente consci e, dunque, terreno di scoperta e di evoluzione. La lettura di Roberto Malini è caratterizzata da continue variazioni di ritmo e intensità della voce, parole sottolineate da echi, riverberi e riflessi. E poi il sussurro, il soffio, la nenia, la cantillazione e il canto”. E ancora… “l’uso innovativo del kirtan, il canto dei mantra e le valenze degli spazi bianchi di silenzio, in cui germina la musica della chitarra di Sergio Prada e il ritmo psicotropo dell’handpan, le cui risonanze sono simili a quelle delle campane tibetane, di Fabio Patronelli…”.

Ai piedi delle Mura del Perdono/ siamo già così stanchi e disperati”.

Grazie all’occhio turchese/ l’universo a metà esce dalle lamiere/ portando caravelle portoghesi”. Circumnavigazioni. Sogni come ritorni per nuove partenze, agli ignoti “abissali maestri delle polveri”, al nostro sguardo fiamma lattea“mentre l’osservatore/ è polline/ su tutto”.

 

Alberto Figliolia

 

Roberto Malini, Il giardino dei poeti quantici, Lavinia Dickinson Editore (2014, 66 pp., euro 9,90)

 

 

 

 

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