un po’ di basket…

Quando una partita diventa leggenda… EA7 Emporio Armani Milano-Maccabi Tel Aviv 99-101 dopo un tempo supplementare. A prescindere da come finirà questa serie di quarti dell’Eurolega, il match disputato mercoledì 16 al Forum di Assago – in campo sette complessive Coppe dei Campioni/Eurolega – è stato di un pathos magnifico. Con i milanesi a controllare “agevolmente” per circa 38′ e che, giunti al + 12 dell’84-72 con due liberi di di Samardo Samuels, si sono forse illusi di averla portata a casa. E qui è successo l’incredibile… Il signore israeliano accanto a me aveva intanto cessato ogni movimento, in apparenza rassegnato all’epilogo sfavorevole, quando il Maccabi ha piazzato un micidiale parziale di 15-2 (Milano nel frangente a segno con due soli liberi) portandosi sull’87-86 a proprio favore. Langford a 0,7 secondi dalla fine ha, nonostante tutto, i due liberi della vittoria: segna il primo e impatta, sbaglia il secondo. Sono i supplementari di una partita infinita e infinitamente appassionante, come soltanto il basket sa regalare al mondo dello sport. Prova la minifuga il Maccabi, 89-93, riaggancio dei milanesi 93-93, ancora avanti gli ospiti, 93-95, tripla di Jerrells, 96-95, ma Hickman dal passato italiano è infallibile dalla lunetta (6/6) e condanna la squadra di Banchi a un’inopinata sconfitta. Bruciante. Ma che spettacolo, ragazzi, le due squadre! Milano si rifarà due giorni dopo, pareggiando la serie, e se la gioca tutta nella settimana post Pasqua. La meta agognata… l’approdo alle Final Four di Eurolega che si svolgeranno proprio in maggio a Milano.

Una gara, la prima del Forum, oltremodo avvincente, grazie anche agli uomini volanti, di qua e di là, ossia Gani Lawal e Alex Tyus, e tante giocate di classe. I 12.231 spettatori in maglietta rossa – ma non sparuta era la pattuglia di tifosi del Maccabi – hanno comunque assistito a una gara degna del blasone delle due équipes, già protagoniste di epiche finali nella massima competizione europea.

 

In campionato, a riposo i meneghini, i cugini canturini – non certo peregrina l’ipotesi di una finalissima tricolore fra le due lombarde – hanno affrontato l’Umana Venezia. Una partita ad alto ritmo ed estremamente piacevole dove tuttavia il bandolo della matassa è sempre stato nelle mani dei brianzoli, che hanno saputo mettere a referto ben cinque giocatori in doppia cifra; Uter; uno splendido Rullo, in versione compressore…, 14 punti in 20′ per 17 di valutazione e una marea di splendide azioni; Jenkins, 15 scintillanti punti; Ragland, un play dominante per personalità; il solito Aradori.

Di là buone prove di Linhart, Vitali e Smith, ma mai la concreta possibilità di fare proprio il match. Coach Markovski ha schierato spesso quattro piccoli con Smith da 5, rinunciando ai lunghi veri. Troppo il divario anche fra le panchine delle due squadre: da parte dei secondi entrati di Cantù 36 punti (contro 20 dei rivali) e 13 rimbalzi (contro 6). Anche qui sta la differenza.

Cantù ha di certo una squadra lunga e profonda, ben coperta in ogni reparto. Se si aggiungono la sapiente mano del coach (vedi i meccanismi ben oliati del gioco), un campo difficilmente espugnabile, un pubblico caldo (e competente), non è così remota l’idea della finale. E sarebbe un bello spot per il basket il ritorno della sfida per il primato fra Milano e Cantù. Milano parrebbe imbattibile su una serie lunghissima, è vero, ma ricordatevi di Davide e Golia…

 

Alberto Figliolia

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