Klimt al Palazzo Reale di MIlano

Klimt. Alle origini di un mito… Un titolo che non poteva essere più idoneo. La mostra che Palazzo Reale dedica a Klimt è di magnifica e ampia suggestione. Realizzata in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna (Österreichische Galerie Belvedere), promossa dal Comune di Milano‐Cultura e organizzata e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, è curata da Alfred Weidinger, affermato studioso di Klimt e vicedirettore del Belvedere, e si avvale della collaborazione per l’Italia della studiosa klimtiana Eva di Stefano.

Venti sono gli oli di Klimt in visione sino al 13 luglio 2014 della sua non immensa produzione, se si pensa che sono circa un centinaio i suoi dipinti e affreschi di cui si ha notizia nel mondo.

Si potrà anche ammirare la riproduzione dell’originale del Fregio di Beethoven, esposto nel 1902 a Vienna all’interno del Palazzo della Secessione. Un’opera monumentale e di stupefacente impatto estetico ed emozionale: forma e princìpi, pittura e arte applicata, l’aspirazione alla poesia e la sua conquista dopo dure prove e un itinerario attraverso il ferino e il selvaggio. Sulle note della Nona Sinfonia di Beethoven.

Nella esposizione si trascorre dagli esordi alla maturità, dalle influenze familiari (non difettava certo il talento dell’arte nel cerchio parentale di Gustav) alla passione per il teatro e la musica. Sono autentici capolavori quelli davanti ai quali ci si sofferma: Adamo ed Eva, Salomè, Girasole… A proposito di quest’ultimo… “Il dipinto, che è forse la più importante raffigurazione klimtiana di un motivo paesaggistico, presenta un piedistallo vegetale disseminato di fiori variopinti, assai simile alle creazioni formali della coppia di artisti Karl ed Emilie Mediz, da cui si erge un unico girasole. Così collocato come su un trono, il girasole spicca sul mosaico di foglie che gli fa da sfondo, acquisendo in tal modo il significato di individuo autonomo attribuitogli dall’artista. Il critico Ludwig Hevesi era affascinato da tale idea: Un semplice girasole, che Klimt pianta al centro di un rigoglio di fiori, sta davanti a noi come una fata innamorata, il cui abito verde-grigio fluisce verso il basso con un brivido di passione. Il volto del girasole, così misteriosamente cupo nella sua corona di luminosi raggi dorati, ha per il pittore qualcosa di mistico, si potrebbe dire di cosmico […] Accadono cose nuove in natura […] non appena interviene un Klimt. In effetti, la natura in senso klimtiano comincia ora a sviluppare una vita propria. In questo c’è una sostanziale differenza rispetto alle raffigurazioni di girasoli di Vincent Van Gogh, che pure furono sicuramente una fonte di ispirazione per Klimt: al pittore olandese interessava soprattutto rappresentare gli influssi esterni che agiscono sui fiori modificandone l’aspetto, influssi del tutto assenti nel Girasole klimtiano. In Klimt la natura diventa autonoma, sviluppando un ordinamento gerarchico completamente nuovo e autoprotettivo. Non a torto, in proposito, si è pensato a qualità tipicamente umane e ci si è ricordati di un’osservazione di Peter Altenberg sui paesaggi di Klimt: Sono stati elevati al loro proprio vertice romantico”.

Non poca attenzione viene riservata all’opera giovanile di Klimt… “alla sua formazione presso la Kunstgewerbeschule viennese e ai suoi inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza lungo il Ring, sulla scia di Hans Makart, indispensabili presupposti della sua evoluzione in direzione della modernità perché, come scrive in catalogo Agnes Husslein‐Arco, direttore del Belvedere: Pochi sanno che la KünstlerCompagnie, la Compagnia degli Artisti costituita nel 1881 da Gustav Klimt, da Franz Matsch (compagno di Klimt alla Kunstgewerbeschule dell’Österreichisches Museum für Kunst und Industrie) e da Ernst Klimt, fratello minore di Gustav, fu attiva per quasi dodici anni, distinguendosi soprattutto nella decorazione pittorica di edifici pubblici, specialmente teatri. A tali incarichi si dovette, in fondo, anche il successo di questa società di pittori, e in particolare di Gustav Klimt, sulla scena artistica viennese”.

L’allestimento è prezioso, elegante e raffinato, in parallelo coi modi dell’arte del geniale Gustav… Fuochi fatui, Acqua in movimento, Dopo la pioggia, Mucche nella stalla, i ritratti femminili… tutto lascia senza fiato: l’iper-realismo dei volti, le campiture d’oro, le soluzioni stilistiche, le forme allungate, l’eccellente gusto decorativo, la commistione degli elementi, la sensibilità psichica – anche nella tensione nervosa – così moderna, la diafana e tormentata bellezza, il pessimismo cosmico pur intriso di tanta venustà. E la Secessione… il rifiuto dello storicismo, il pessimo rapporto, subentrato, con le istituzioni borghesi, il collegamento con le avanguardie in un tessuto, tuttavia, quanto mai originale, se non unico, in una Vienna felix agli ultimi fuochi e incommensurabilmente ricca di idee cultura movimento/i.

Stupenda anche la sequenza di lettere scritte da Klimt alla compagna Emilie Flöge (era, il loro, un rapporto molto libero), e la scrittura di Gustav – sorprendente ma non troppo – è molto pittorica, quasi fiorita. Tratti più spessi che s’alternano ad armoniose linee, incroci di massima eleganza, una sorta di superba dimostrazione (senza volerlo?) calligrafica. Bellissime queste lettere, semplicemente.

È poi possibile instaurare un confronto fra il lavoro di Klimt e quel che intorno a lui si muoveva: non poche difatti sono le tele di altri pittori, come, per esempio, Carl Moll e Koloman Moser.

Vienna 1900 è sinonimo di contrasti – spiega Agnes Husslein-Arco, a capo del Belvedere di Vienna –. Da una parte uno Stato multinazionale, che si sta lentamente avviando a dissolversi ed è dominato da forze conservatrici; dall’altra, correnti progressiste nel campo delle scienze, dell’arte e della cultura. Questi due poli forse non collaborano, ma si tollerano reciprocamente e in qualche modo, forse, addirittura si condizionano l’un l’altro. Così, Sigmund Freud si afferma come fondatore della psicoanalisi; personalità come quelle di Hugo von Hofmannsthal, Karl Kraus e Arthur Schnitzler dominano il campo della letteratura; in ambito musicale, l’impronta è data da compositori come Arnold Schönberg e Gustav Mahler. Anche l’architettura conosce a quest’epoca una nuova fioritura: basti citare i soli nomi di Josef Hoffmann e Adolf Loos. Quello che Schönberg fa nel campo della musica, Ludwig Wittgenstein lo fa in quello della filosofia, mentre l’arte figurativa è dominata dalla triade dei modernisti viennesi: Gustav Klimt, l’espressivo Oskar Kokoschka e il lirico-decorativo Egon Schiele. È da notare che gli esordi di molti di questi artisti dallo spirito moderno sono improntati allo storicismo, in quel periodo eclettico che conobbe il suo massimo splendore a Vienna in virtù dell’ampliamento della città ed entrò negli annali della storia come l’“epoca della Ringstrasse”. L’idea di disseminare la Ringstrasse di una serie di edifici monumentali fece scoppiare un vero e proprio boom edilizio. Il ricorso a stili architettonici differenti dipese dalla forte consapevolezza storica propria del secolo XIX: l’aspetto esteriore di questo o quell’edificio doveva richiamarne storicamente la funzione specifica. Vienna divenne una città universale. […] E così, mentre in passato i musei e gli studiosi si concentravano prevalentemente sull’opera di Klimt a partire all’incirca dal 1898, la sua fase giovanile rimase, tranne poche eccezioni, ampiamente trascurata. Già nel 2007, pertanto, il Belvedere ha dedicato una mostra al tema “Gustav Klimt e la Künstler-Compagnie”, mentre nel 2015, con un’esposizione speciale in occasione dei 150 anni della Ringstrasse di Vienna, tornerà a occuparsi di quell’epoca affascinante. La mostra oggi allestita a Palazzo Reale a Milano si concentra su questa fase così importante della carriera artistica di Klimt e offre ai visitatori una visione stimolante della vita artistica di Vienna città universale intorno all’anno 1900”.

E perdersi di fronte a Salomè

 

Alberto Figliolia

 

Klimt. Alle origini di un mito. Palazzo Reale, Piazza Duomo, Milano. Sino al 13 luglio 2014. Orari: lun 14,30-19,30; mar, mer, ven e dom 9,30-19,30; gio e sab 9,30-22,30. Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura. Per prenotazioni e informazioni: tel. +39 02.54917; sito Internet: http://www.klimtmilano.it, www.comune.milano.it/palazzoreale, www.ticket.it/klimt, http://www.ticketone.it

 

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