La scala è mobile, I Legnanesi

Come sempre, il divertimento è garantito. La scala è mobile è la nuova produzione de I Legnanesi, la celeberrima compagnia fondata da Felice Musazzi che si esprime in dialetto o in “ital-lombardo”, un meraviglioso pastiche linguistico nonché sentina di comicità a tutto spiano. In scena, di nuovo, la famiglia Colombo al completo con la Teresa, la Mabilia e il Giovanni-Ul Giuàn e gli altri, con tutto il loro grottesco e simpatico corredo umano e la magnifica tradizione del cortile lombardo.

Saranno anche nazionalpopolari, come qualcuno li accusa, saranno anche esili le trame, succedendosi una serie di quadri scenici che fungono da pretesto per scatenare la comicità e liberare la risata del pubblico, sarà tutto ciò che si può esprimere se si ha la “puzza sotto il naso”, ma il vero è che gli istrionici personaggi della compagnia (tutti uomini) sono sempre, a dir poco, magistrali nell’interpretare un’importantissima frangia di cultura popolare – un’azione meritoria quanto poche altre in tempi di omologazione e appiattimento linguistico –, perfetti nei tempi, inventivi e geniali nel momento, oltre che superbamente capaci di interagire con la platea. Non si tratterà dei massimi sistemi, alcune ragioni esistenziali saranno più tenui, ma loro sanno far ridere come pochi altri – catarsi vera – e sanno cogliere gli umori della gente. Diretti, immediati e, come detto, irresistibilmente comici, anche nelle frequenti improvvisazioni.

A ben vedere, le inserzioni della rivista, per quanto scintillanti e più che gradevoli, risulterebbero pleonastiche (dieci “boys” e oltre centro sfarzosi costumi con lustrini, paillettes e piume di struzzo disegnati da Enrico Dalceri, tutti rigorosamente made in Italy, per la realizzazione a opera della storica Sartoria Arrigo): a reggere lo spettacolo basterebbero Antonio Provasio-Teresa, Enrico Dalceri-Mabilia, Luigi Campisi-Giovanni (ormai una maschera e una mimica raffinatissime: uno che muove al riso anche non dicendo o mugugnando) e gli altri magnifici sette del cortile.

La trama… “La storia continua, la crisi avanza, e l’unica soluzione per le donne del cortile sembra quella di vendere le loro case ed emigrare, inseguendo il “sogno americano”: la famiglia Colombo e le donne del cortile partono alla conquista degli Stati Uniti. Per la Teresa, la Mabilia e il Giovanni sarà la prima volta in aeroporto: tra check-in, boarding pass e scale mobili ne combineranno di tutti i colori. Alla fine, riusciranno a partire? La terra promessa, il posto dove rifarsi una vita, resta quella d’un tempo, l’America, ma scopriranno che l’ “America” si può trovare anche in Italia, basta farsi forza gli uni con gli altri e restare uniti nelle difficoltà. Tornati dal viaggio oltreoceano, la situazione non è migliorata: stress, guai e ancora guai, neanche l’ombra di un euroanzi, addirittura più squattrinati di prima la Teresa e il Giovanni, tra un battibecco e l’altro, dovranno affrontare l’esaurimento nervoso di Mabilia e assistere la malata che finirà ricoverata in un ospedale psichiatrico. Quando finalmente la Mabilia verrà dimessa, eccoli finalmente di nuovo al completo: la famiglia Colombo, nell’amato cortile, alle prese con i soliti problemi della solita povera gente”.

Che la loro lingua e il loro teatro siano trasversali, fruibili anche altrove, si può ben comprendere dal fatto che dopo i fasti milanesi saranno ancora ospiti, nel prossimo marzo, del Sistina di Roma. Inoltre… “L’avvicinamento al cinema è avvenuto con un cameo ne La Palmira UI Film, il primo film in dialetto ticinese destinato alla diffusione cinematografica, uscito nelle sale del Canton Ticino il 21 novembre (nello stesso weekend ha addirittura battuto al botteghino il film di Checco Zalone); il successo ottenuto da questa produzione indipendente ha attirato l’attenzione dei cinema del Nord Italia tanto che il film uscirà nelle sale lombarde nei primi mesi del 2014”.

Come si può constatare, un successo a tutto campo. Meritatissimo. Professionisti del divertimento e dello svago, cultori della tradizione, quindi operatori della cultura, e interpreti di tempi e sentimenti mai morti. Sempre grandi.

 

Alberto Figliolia

 

La scala è mobile. Barclays Teatro Nazionale, via G. Rota 1/piazza Piemonte 12, Milano. Sino al 23 febbraio 2014.

Regia: Antonio Provasio. Testi: Felice Musazzi e Antonio Provasio. Musiche: Arnaldo Ciato ed Enrico Dalceri. Coreografie: Sofia Fusco. Direttore Artistico: Sandra Musazzi. Orchestra dal vivo.

Info: tel. 02.00640888; sito Internet http://www.ilegnanesi.it e http://www.facebook.com/ilegnanesi; twitter @Ilegnanesi.

 

 

DAL 1949 INTERPRETI DELLA TRADIZIONE TEATRALE ITALIANA

Ringhiere che si snodano sui ballatoi, scale consunte dal saliscendi di generazioni e generazioni, ogni porta una stanza, spesso l’unica: il vicino è così vicino che vive con te. Il cortile è il regno dei povercrist sopravvissuti alle guerre, alle carestie, alle immigrazioni, alle industrie. Ma il cortile è anche lo spazio vuoto, è la camera più grande dove si vivono stagioni intere, anni, generazioni, secoli, nascite, amori e tradimenti, gioie e angosce, nozze e funerali, sorrisi e miracoli. Fuori dal cortile, il muro di cinta di uno stabilimento, un muro di mattoni rossi, ancora muri e case, un condominio di sei piani che già chiamano il grattacielo: niente più litigi banali, le lenzuola stese sul filo, le pozzanghere, la ruggine dei corrimano. Ma noi abbiamo resistito, la ringhiera ci corre nell’anima. Riflettori, prego: è di scena il cortile lombardo.”

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