Rampe del buon pane, Paolo Bartalini

Fra visionarietà e radici, fra terra e ideali. Geometrie esistenziali e impegno civile, la forza della memoria e gli eroismi della vita quotidiana. In Rampe del buon pane i versi sono lineari e pur sognanti, il procedere preciso e pur costellato di sorprendenti accensioni. Gli endecasillabi di Paolo Bartalini sono preziosi, frutto di una ricca ricerca formale e, insieme, figli di un’acuta osservazione della realtà che ci circonda (e ci popola dentro).

Dal commosso e sapiente omaggio a Dino Campana – Resto solo con voi, distante da voi/ in una sponda che non è più la stessa/ in un viaggio irreale fino a Odessa/ da descrivere col senno di poi/ di chi invece doveva rimanere/ a combattere con forza il disagio/ a catturare poesia nelle sere/ a smettere di procedere adagio.// Mi videro in Belgio, le dita a pezzi/ a Bologna, le formule e gli attrezzi/ i versi in un soffio sono frammenti/ di una vita che ora non rammenti… – alla lirica dedica a Manuel Machetti, storico difensore del Poggibonsi calcio; dalla figura di Don Milani, evocata ne La mia Patria (ah quanta amarezza e, nel contempo, il segno del sentiero da intraprendere e percorrere…) alle quartine, così evocative, di Coincidenze; dalle Parole contro le sbarre, autentica dichiarazione d’intenti – Ascoltate ora, ascoltateli i suoni/ sono memoria di strade e paesi,/ sono l’abito lasciato alla terra.// Sono la vita che picchia e rintocca/ la rabbia che combatte l’oscurare/ l’impronta di un’autentica lotta. –, al canto d’inusitata potenza Se una forza compatta si muove Genova di giugno, le strade strette/ Genova medaglia di Resistenza/ ragazzi con le strisce alle magliette/ […] e la linea è dura/ contro il corteo e la cavalleria/ a Roma e nell’isola l’apertura/ del fuoco è lampo che si abbatte e via.// Luglio di Reggio, quel 6 sulla sera/ proclama lo sciopero cittadino/ […] Al centro della piazza, Afro Tondelli/ noto come Bobi da partigiano/ operaio, quinto di otto fratelli./ Sulla strada, Marino di Scandiano/ il Serri da bambino anche pastore./ Davanti alla chiesa, Modugno:/ Lauro Farioli somiglia all’autore/ di Volare, una foto stretta nel pugno.// Sotto il portico, isolato San Rocco/ Emilio Reverberi, all’officina/ licenziato e lontano da ogni sbocco. Aggiungiamo a questi nomi anche quello di Ovidio Franchi: sono i morti di Reggio Emilia, 7 luglio 1960. Il più vecchio aveva 41 anni, il più giovane soltanto 19. Uccisi in una manifestazione di protesta, un corteo pacifico caricato dalle “forze dell’ordine”. Il governo Tambroni, che aveva goduto dell’appoggio esterno dei missini che avrebbero dovuto celebrare il proprio congresso a Genova (i due motivi della pacifica rivolta popolare), si dovette dimettere. Tutta sua era la responsabilità politica. Toccante è la rievocazione operata da Paolo Bartalini: storia e poesia si intrecciano in maniera magistrale. E noi lettori ci sentiamo grati all’autore per avere rinnovato il ricordo. Lo struggente ricordo e la rabbia civile che presiede a ogni mutamento nel progresso.

Son ben più che versi d’occasione, così come umilmente li definisce il poeta, quelli che scorrono nelle Rampe del buon pane. Perché, come egli rimarca… Il problema è sapersi sollevare – a ben vedere, il dono della poesia: sogno e consapevolezza, interpretazione del mondo e dei suoi molteplici eventi, viaggio nelle sterminate distese dell’anima, corsa nell’infinito. La poesia come sangue ideale che ci irrora e vivifica nell’inesorabile fuga dei giorni. Il problema è sapersi sollevare… Con amorevole forza.

 

Alberto Figliolia

 

 

Paolo Bartalini, Rampe del buon pane, Florence Art Edizioni (2013, 48 pp., 10 euro)

 

 

 

 

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