Ad Alda Merini

Ad Alda Merini

 

Nel grembo della tua casa sulle acque,

fra i tarocchi dei tuoi santi e dei folli,

fra le cartoline di figlie antiche,

il silenzio, Alda, era croce snodata.

 

Nella mente vele di spine e fiori,

l’Italia dei Cinquanta e del boom, pane

caldo e pure raffermo e il bianco e nero

di poesie urlate a mezza voce

 

per non offendere, ma per piagare.

Visioni, elettroshock e anche Terre Sante,

i dadi di Dio per dimenticare

 

e un volare nudo, crudele, prospero.

Eri ovunque, Alda, e in nessun luogo, altrove,

Euridice dopo Orfeo, più forte

 

del morso della serpe: tu, gentile

piccola ape furibonda, il telefono

 

tracciato di rosso e numeri al muro

come preghiere ai fantasmi d’amore.

 

Ora sei vento e nube, parole oltre

 

le zolle, la tua morte come il miele…

 

Alberto Figliolia

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Una risposta a Ad Alda Merini

  1. Lorella De Bon ha detto:

    Visto domenica mattina uno speciale su Alda (su Rai5 o RaiStoria). Due interviste a confronto, una recente, l’altra di sedici anni prima … e lei che si riguardava e commentava alla luce del tempo passato. In particolare, straziante il racconto di come ha accolto a casa sua Titano, le parole buone rivolte al marito che l’ha fatta internare la prima volta … insomma, una gran Donna e un grande insegnamento di Vita.

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