Il Canto della Cisterna di Baggio

Il Canto della Cisterna di Baggio

 

En aquel cielo están el pez, la aurora/ la balanza, la espada y la cisterna.// Uno y cada arquetipo. Así Plotino/ nos enseña en sus libros, que son nueve, Jorge Luis Borges

 

He met the Nightmare and her name he told

 

La cisterna giallo-ocra dal medioevo. Colossale…

colma d’acqua o di popolo in assemblea permanente

poi ne perdevi la vista, non si sa come

ma la riprendevi da altri angoli esistenziali da tangenziali, non si sa come

fra un Papa di contado e un dirigibile di ghiaccio fra spaccio casermette in abbandono e fuochi nella notte fra preservativi siringhe e Suore di Madre Teresa di Calcutta fra vertiginose gru all’orizzonte che tagliano i monti scuole diroccate palazzine liberty asini volanti il triste rantolare dei giorni e un tram di nostalgia

 

La cisterna giallo-ocra dal medioevo. Colossale…

le strade erano trafficate di estranee gentes e antichi cantanti rock

e reduci di guerra con le gambe troncate

uno di questi addirittura si era foderato le ginocchia di pezze multicolori

e spedito camminava sui moncherini al semaforo rosso

perché lui passava egualmente nonostante l’urlare di macchine fantasma

e sguardi di compatimento con teste che si giravano all’indietro

che a ogni incrocio crocchiavano come le scene di un film dell’orrore

che su di sé s’attorce come le scene di un villaggio

nelle carte di tarocchi giocate invano

 

e io non facevo più all’amore neppure con la figlia del dottore: Ambarabà ciccì coccò

ti sognai tu eri voltata e nella desiderosa nudità

ti offrivi in pudica offerta

però io ero troppo ubriaco di vodka dell’amico malato

e non riuscii a cogliere il tuo fiore

preferii continuare a dormire

e di ciò mia madre con asprezza mi rimproverò

lungo una strada bagnata dal tramonto

là, alla cisterna giallo-ocra dal medioevo. Colossale…

colma d’acqua o di popolo in assemblea permanente

poi ne perdevi la vista, non si sa come

ma la riprendevi da altri angoli esistenziali da tangenziali, non si sa come

fra un Papa di contado e un dirigibile di ghiaccio fra spaccio casermette in abbandono e fuochi nella notte fra preservativi siringhe e Suore di Madre Teresa di Calcutta fra vertiginose gru all’orizzonte che tagliano i monti scuole diroccate palazzine liberty asini volanti il triste rantolare dei giorni e un tram di nostalgia

 

 

Su una balconata che collegava due mondi

sopra un erogatore di energie celesti e sotto il macello degli animali innocenti

discettavo di numeri con Pitagora

per dare un senso al sangue che ogni mattina perdevo

dopo gli incubi del dormiveglia ma mi tornava indietro

il sapore del grembo materno la smorfia della nascita

il cielo d’ottobre che mi muove e muore dentro

forse ero più felice a Las Vegas fra deserti casinò e casini

all’ombra di piramidi canali laghi boulevards torri arene fontane slot machine film a pagamento ma zampilli di lacrime vere

quando la sabbia si mescolava con il vino e stille di sangue dal cervello

e io non temevo questo futuro che m’incombe

là, alla cisterna giallo-ocra dal medioevo. Colossale…

colma d’acqua o di popolo in assemblea permanente

poi ne perdevi la vista, non si sa come

ma la riprendevi da altri angoli esistenziali da tangenziali, non si sa come

fra un Papa di contado e un dirigibile di ghiaccio fra spaccio casermette in abbandono e fuochi nella notte fra preservativi e siringhe e Suore di Madre Teresa di Calcutta fra vertiginose gru all’orizzonte che tagliano i monti scuole diroccate palazzine liberty asini volanti il triste rantolare dei giorni e un tram di nostalgia

 

Alberto Figliolia

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