la coscienza di zeno/svevo-kezich al carcano

Chissà che destino di autore avrebbe previsto per sé “Ettore Samigli” dopo la pubblicazione del suo primo racconto, L’assassino di Via Belpaggio (1890), sulle pagine de L’indipendente, quotidiano irredentista triestino? Dietro lo pseudonimo si celava Italo Svevo, nato Ettore Schmitz, colui che sarebbe divenuto celeberrimo grazie a La coscienza di Zeno.

E chissà quanto avrebbe influito sulla genesi dell’opera di Svevo il fallimento del commercio paterno? In fondo La coscienza di Zeno è la messa in scena del nostro quotidiano fallimento, l’affannosa corsa e la continua rincorsa esistenziale, o rimbalzo o rimpallo, per dare un senso al viver nostro, con il corredo e lo strascico di tragico, comico e grottesco che ciò comporta (anche se negare non si può l’umana simpatia: il destino è comune!). Buffo è Zeno Cosini, a partire dal nome e dal cognome, dalla loro stessa combinazione sonora, nella sua pletora di dubbi, velleità, ambizioni frustrate, accomodamenti, torsioni, serene o passive accettazioni, rimandi, rinculi, ricatti e cedimenti: dall’u.s., ultima sigaretta, al matrimonio con una delle sorelle Malfenti, Augusta, mentre l’obiettivo amoroso era un altro, ossia Ada. Ma forse nemmeno questo sa il nostro Zeno in quella Trieste borghese e asburgica, così particolare così universale.

Mercoledì 16 gennaio al Teatro Carcano ha debuttato La coscienza di Zeno (1923) nell’adattamento che ne fece nel 1964 Tullio Kezich. Vale la pena citare quanto scritto in proposito dal grande critico cinematografico nonché commediografo e sceneggiatore: “All’alba del secolo nuovo Svevo e Trieste contenevano tutte le angosce, le distorsioni, le follie del mondo che stava nascendo. Non a caso l’itinerario di Zeno Cosini muove dagli abissi freudiani (ed è, si badi alle date, un’impostazione ancora rivoluzionaria) e si conclude con la visione dell’Apocalisse atomica. Come non farci impressionare da tanta lucidità? Ma Svevo non ci insegna solo a trovare il tragico nel quotidiano: anche il quotidiano nel tragico. Corregge con l’umorismo i fondi neri del subconscio, ci aiuta ad accettare la nostra disperata situazioni di uomini. Quando si nasce fra i refoli di bora La coscienza di Zeno non è soltanto un libro: è un sasso nella coscienza più o meno stagnante, più o meno morta, di tutti! Ecco perché trascrivendo il libro non ci è parso di fare un adattamento teatrale: piuttosto un’autobiografia per procura”. Chi meglio di un triestino poteva capire un triestino? Kezich incontra e rivisita drammaturgicamente Svevo, tutto il suo coacervo, e lo fa con sapienza e rispetto.

A interpretare Zeno è stato chiamato Giuseppe Pambieri, che dipinge il personaggio con grande perizia, ogni sfumatura perfetta nel ritratto del carattere, un’individualità ben caratterizzata nel suo vago tormento e, insieme, un topos. Onora, Pambieri, la sua fama di attore massimamente sensibile e poliedrico. Alla regia un maestro come Maurizio Scaparro (indimenticabili il Don Chisciotte, il Pulcinella, le Memorie di Adriano). Fra gli illustri predecessori di Pambieri nel ruolo di Zeno, sempre nell’alveo dell’adattamento di Tullio Kezich, Alberto Lionello (1964), Giulio Bosetti (1987) e Massimo Dapporto (2002).

Il romanzo possiede un’architettura particolare: l’autore abbandona il modulo ottocentesco del romanzo narrato da una voce anonima ed estranea al piano della vicenda e adotta l’espediente del memoriale, del diario, in cui la narrazione si svolge in prima persona e non presenta gli avvenimenti nella loro successione cronologica lineare, ma inseriti in un tempo tutto soggettivo che mescola piani e distanze. Il protagonista è una coscienza che si costruisce attraverso il ricordo, ovvero di Zeno esiste solo ciò che egli intende ricostruire attraverso la propria coscienza”. Fu un’opera, come detto, davvero rivoluzionaria, epocale, anzi nel segno e coi simboli di una nuova era, anche se la scrittura di Schmitz-Svevo tardò ad essere compresa in tutta la luce della sua grandezza. Furono Joyce, che dava lezioni d’inglese al nostro, e Montale a rivelarlo e svelarlo. Sino a quel momento il genio Ettore-Italo era rimasto nel limbo, nell’indifferenza dei più. Svevo non poté godere appieno il successo piovutogli sul capo: il 13 settembre 1928 morì in un incidente automobilistico nei pressi di Motta di Livenza.

Eccellente in questa Coscienza anche la resa del cast che affianca Pambieri: Enzo Turrin, Giancarlo Condé, Silvia Altrui, Livia Cascarano, Guenda Goria, Marta Ossoli, Antonia Renzella, Raffaele Sinkovic, Anna Paola Vellaccio, Una nota speciale per Francesco Wolf nel ruolo di Guido Speier, perfetto nel raccontarne vacuità e vanità. Le scene sono di Lorenzo Cutuli, i costumi di Carla Ricotti, musiche di Giancarlo Chiaramello.

Da vedere. Infatti, teatro pieno.

 

Alberto Figliolia

 

La coscienza di Zeno, Teatro Carcano, corso di Porta Romana 63, Milano, Sino a domenica 3 febbraio. Orari: feriali ore 20,30-domenica ore 15,30-lunedì riposo (29 e 30 gennaio solo alle 10,30 per le scuole). Prezzi: euro 34,00/25,00 (studenti euro 15,00/13,50). Info e prenotazioni: tel. 02. 55181377 e 02.55181362. Per scuole e gruppi organizzati: tel 02.5466367 e 02.55187234. Sito Internet: http://www.teatrocarcano.com.

 

 

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