Un viaggio a Potsdam

Luca Galbiati è diplomato in flauto al Conservatorio di Milano ed è ingegnere nucleare. Non vi è alcuna contraddizione, ovviamente, fra i due elementi. Sono facce della stessa medaglia (cosmica). Una medaglia che ha più facce, come in un gioco borgesiano o escheriano. Ma il Galbiati si è cimentato anche in letteratura.

Talora, nel gioco delle casualità, ti capita fra le mani un libriccino di 74 pagine per riconfermarti che un gioiello per essere tale non ha bisogno di possedere grandi dimensioni. Almeno in termini fisici, poiché i contenuti, i balenii, possono essere immensamente preziosi.

Un viaggio a Potsdam è un romanzo breve, o racconto lungo, in cui Luca Galbiati immagina la visita a Potsdam di Johann Sebastian Bach su invito di Federico il Grande di Prussia. Pare che Bach, una volta là, improvvisò su un tema di Federico una fuga a otto voci.

La vicenda si snoda fra simbolismo musicale, logica matematica e l’imponderabile voce del ricordo nella squassante, prodigiosa e nostalgica potenza del sentimento. Un inusitato sentimento. Una storia spiazzante e di grande delicatezza, fra mistero e quotidiano, il segno netto del sogno e le sfumature, le pieghe della storia.

È un Federico sorprendente quello che pian piano rivela e si svela. E la penna di Luca Galbiati fugge come una musica di Bach: il dolore diviene cupola celeste e le lacrime dell’uomo diamanti musicali, poesia d’amore.

 

Alberto Figliolia

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