sponde amanti

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15 Novembre 2012
 

Invidiabile la sorte degli abitanti di Malta, la greca Melita, l’araba Malitah: trilingui, non importa se per scelta o per vocazione o per gli imperscrutabili casi della Storia. Nella loro memoria, nel DNA convivono, si può affermare, il Maltese (lingua semitica, derivata dal siculo-arabo, ma con un ricco patrimonio di termini d’origine latina; fondamentale nella definizione della propria identità nazionale), inglese e italiano (si calcola che 2/3 della popolazione parlino il nostro idioma).

Ne consegue un punto di vista variegato, complesso, diffuso, ricco di molteplicità che diviene una forza nella vita di ogni giorno, che non ti fa sentire confinato anche se sei in una “fortezza” nel mezzo del Mediterraneo, un pugno di isole (316 kmq e neanche 370mila abitanti), lingue di terra nelle azzurre lontananze marine. Eppure un crocevia, fra questo sole e sale. Fra Africa ed Europa, fra Nord e Sud del mondo, sulle rotte da Oriente a Occidente.

Di tutto ciò si giovano i poeti di quel fortunato Paese che è Malta, così isolata così al centro. La bella e dolce, luminosa e ventosa Malta.

Italia e Malta, sponde amanti, un’attrazione fatale, mai smessa, feconda, una singolare importantissima affinità.

A Malta scrive e opera una nutrita pattuglia di poeti che hanno costituito un’associazione molto attiva. Ho avuto modo di apprezzarne personalmente la passione, le capacità, l’attenzione, l’accoglienza e l’ospitalità. Sì, Malta ti rimane facilmente e giustamente in ogni meandro del cuore.

Dopo questa doverosa premessa, di due poeti mi accingo a parlare recensendone l’ultimo lavoro – in italiano, in tal caso e non per caso –, Sponde amanti.

Sono Mario Attard e Patrick Sammut gli autori.

Mario Attard è un insegnante di Lingua e Letteratura Maltese, nativo di Cospicua (in maltese Bormla, il pozzo del Signore). Poeta di lungo corso, Attard è un esperto di Patrologia e Studi patristici, un intellettuale versatile capace di spaziare nei più diversi ambiti, critica letteraria compresa. I suoi versi di ricca spiritualità, una potente carica empatica, toccano nel profondo. Coraggiosa la scelta di aprire la propria sezione con la poesia Ingratitudine, un componimento molto forte dal punto di vista emotivo: «Con la corda del suicidio/ sospesa davanti,/ nella mente tormentata del suicida/ in fiume girano i pensieri doloranti/ e nessuno di noi aveva/ la minima voglia di sostituirlo./ Invece il dì dopo il suicidio/ chiacchieriamo sulla vittima con parole tali/ che in nessun modo vorremmo/ che qualcuno usasse per noi.// Per noi è solo una notizia/ da digerire come il caso suicida/ che diventerà una tovaglia di merletto/ fatta dalle dita della vita, con i bicchieri/ di birra fresca fresca come le parole dette/ da ognuno di noi sugli altri».

Versi raffinati ma senza infingimenti né false consolazioni, spietatamente sinceri. La poesia non maschera, non cela; piuttosto, svela. La poesia è sempre verità, pur con l’arcano della forma e le relazioni segrete che ne costituiscono la trama.

La morte si sconta vivendo… vien da pensare e dire dopo avere scorso i versi sopra trascritti. Però, la speranza è invariabilmente, ineludibilmente, “implacabilmente” nel nostro giro di orizzonte, come è segnato in Per un amico in un crepuscolo primaverile: «Non pensare a me/ quando senti il richiamo dell’Ave Maria,/ e il buio che nasce/ sotto i colori cangianti che trasforma il cielo/ in un vespro di malinconia.// Pensa soltanto/ che dopo la notte/ c’è un altro giorno in attesa,/ durante il quale si possono fare meglio quelle/ cose/ che non sono state fatte abbastanza bene».

Anche nei “bozzetti impressionistici” peraltro risalta e spicca lo sguardo acuto del poeta che sa navigare negli universi interiori: «Volano i gabbiani dentro il cuore di Cospicua./ Chissà se hanno portato con loro da lontano/ qualche vento di sospiro per questi cittadini/ privi per secoli del loro Mare.// Generazioni, una dopo l’altra,/ hanno vissuto la loro vita/ alle spalle d’un muro mostruoso,/ simbolo d’un popolo/ soggiogato da un regno coloniale.// Adesso sta arrivando il tempo/ per vedere un bacino non più/ schiavo d’ogni bastimento:/ tempo silenzioso senza rumori –/ giorni e notti di lavoro:/ aria fresca, pura e sana/ che i vecchi Cospicuani/ hanno sognato di avere/ prima di chiudere i loro occhi/ verso le tenebre”. L’irruzione della Storia, anche, nella vita di ciascuno di noi, quell’intreccio fra fisico e metafisico, fra pragmatico e irrazionale.

Per chiudere con Mario Attard cito alcune belle ed esemplari righe deL’autunno: «Con un sospiro arriva l’autunno,/ soffiato dalla tramontana,/ cadono manciate di foglie morte/ dagli alberi con nidi vuoti, rami spogli,/ e vele di tappeto rabescato con nebbia sottile. […] A passi stanchi l’autunno camminerà/ la sua vita trimestrale degli ultimi sforzi di/ settembre». La burocrazia del tempo umano da un lato, l’incommensurabile (un’eco profonda, recondita) della Natura dall’altro.

Patrick Sammut ha studiato Lingua e Letteratura Maltese e Italiana e in Letteratura Italiana ha conseguito un Master con una tesi intitolata Il Romanzo della Resistenza (potrebbe insegnare un po’ di cose a tanti nostri distratti connazionali).

Patrick è un poeta sorprendente, dalla cifra espressiva composita, le cui metafore colmano felicemente l’immaginazione e l’anima del lettore suggerendogli mondi e idee… «L’uccello del mattino, muezzin alato,/ è il primo a vezzeggiare antiche preghiere»… «Sono tutte parole queste/ giochi di bambini/ che corrono e saltano leggere./ Alcune cadranno come soldati/ sfiniti nelle steppe ghiacciate infinite,/ ma altre, forti, continueranno/ questo loro lungo cammino./ Più tardi, in un dove e un quando/ tutte incontreranno il proprio destino».

La ricerca, la propria ricerca poetica, non è mai scevra della meditazione esistenziale, anzi la forma se ne nutre e la alimenta, un po’ come il corpo-simulacro rinchiude e trascina il nostro spirito che se ne libera, due in uno, inscindibilità dell’essere.

L’ispirazione del poeta non conosce limiti né confini, anche Sull’autostrada: «[…] linee diritte, infinite/ corsie serpeggianti/ che portano ovunque/ catene di montagne/ e strati di roccia arcobaleno./ Lo sguardo attento/ spia attimi di sfuggita,/ si entra nei tunnel/ grembo della montagna/ luci intermittenti,/ si esce al sole di nuovo,/ ai lati rigagnoli e tappeti/ di verde e di terra, scacchiera divina,/ le vette angeli custodi che/ proteggono noi esseri umani/ creature vulnerabili/ su questo nostro viaggio/ senza tregua senza sosta.// Mentre si attraversano ponti e mine e incroci/ si fanno di continuo compromessi/ con segnaletica e topografia./ Ad un certo punto lampeggia l’epifania:/ di fronte alle più grandi meraviglie/ l’uomo si sente felice, ma spossato». Una gran poesia, questa; geniale, oltremodo efficace nella sua simbologia-similitudine il… «si fanno di continuo compromessi/ con segnaletica e topografia». Uno specchio dell’avventura umana: esausta e inesausta, combusta, bruciante e magnifica.

Un omaggio – prezioso, preciso e commosso – all’isola-patria: «Questa lingua di terra/ ha mille pagine da sfogliare/ e parla in altrettante lingue/ a mille pellegrini che l’attraversano.// Questa lingua di terra/ ha del tappeto tessuto a mano/ ha mille colori da assorbire/ e mille nodi e intrecci da toccare/ sentire, dipanare.// Questa lingua di terra/ parla tramite mille voci silenti./ Ci si deve fermare, far riposare i piedi/ e saper ascoltarle/ queste voci di ninfe e di santi/ eremiti, papi e primedonne/ duchi, principi e re noti/ ma/ se si sta più attenti/ si possono sentire anche le voci di tanti/ che hanno portato sulle proprie spalle/ il peso materiale che oggi ci affascina,/ castelli e regge e palazzi,/ basiliche e chiese/ e tutto il resto./ Sono voci di sudore e di pianto/ le voci di quelli che come fiori/ belli e semplici, a migliaia/ dettero colore al paesaggio/ ma appassirono nel silenzio/ con il cambio della stagione». Con il cambio della stagione… Riprendo: «Su questa lingua di terra/ bisogna sapere dove mettere i piedi/ per non calpestare quello che/ seminarono gli avi.// Su questa lingua di terra/ che pullula di acque vive e chiare/ e assorbe corpo, mente e spirito/ bisogna sapere scavare, scavare, scavare». Penso al Caravaggio, due capolavori del quale si trovano a La Valletta, nell’oratorio della stupenda Concattedrale di San Giovanni: la Decollazione di Giovanni Battista (firmata dall’artefice nel sangue sotto il collo del Profeta), capolavoro artistico ed emozionale senza pari, e il San Gerolamo. Penso all’uomo che è volo e, insieme, radici, aria e suolo, pensiero e carne. Scavare, scavare, scavare… il mestiere del poeta, il cammino nel mistero.

Riflessi e rimandi della grande tradizione poetica italiana echeggiano e si aggirano nella lirica di Patrick Sammut, “citazioni” colte che non guastano la genuinità e l’originalità del poetare, perfettamente ricomposte, con agio, umiltà e saggezza, funzionali.

Il poeta è un osservatore privilegiato, di rara sensibilità, sapendo cogliere gli angoli, ogni angolo, della realtà: «Qui in periferia/ l’aria è densa di rumori diversi/ anche in un’ora tardissima/ quando il buio pende dal cielo. […] Qui in periferia/ in quest’ora tardissima/ abbaiano i cani di tanto in tanto/ vessilli di tragedie sfiorate? […] Qui in periferia/ in quest’ora tardissima, cristallizzata,/ l’umanità si prepara per coricarsi/ regredire nel buio primordiale».

Vi lascio con una splendida dichiarazione d’amore all’umanità: «Nella foresta centinaia di matite/ che scrivono altrettante/ storie di uomini e donne anonimi/ avi umiliati./ Nella foresta ogni albero ha un nome/ che sussurra quando l’alito del vento lo trafigge./ Nella foresta lunghe file di filo spinato/ ricorderanno incancellabili avvilimenti vissuti in silenzio,/ corone di spine portate da mille poveri cristi./ Sono tanti i nomi bisbigliati lassù/ in cima alla montagna,/ ma pochi sono capaci di ascoltare/ queste voci che echeggiano nelle crepe-cicatrici,/ voci di anime trapassate/ leggere, trasparenti, alate./ Nella foresta è fertile la terra/ permeata da lacrime e sangue”. Gli olocausti della vita. Epperò, la forza della vita.

 

Alberto Figliolia

 

 

Mario Attard, Patrick Sammut

Sponde amanti

Malta, 2012, pagg. 62

mattardl@yahoo.co.uk – sammutpatrikj@gmail.com

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